domenica 22 aprile 2007

Solo un pensiero

"Cosa posso raccontarti su tua madre?" Disse il padre, al figlio mai nato.
"Quando ero giovane, e non la conoscevo ancora, guardavo sempre tua madre attraverso il finestrino dell'auto, ammaliato dai suoi splendidi occhi blu. Lei si muoveva sinuosa come nessun'altra, la bocca spesso socchiusa, sensuale, dalla quale traspariva una lingua rossa come il fuoco. Mi faceva morire sai?
Passava ogni mattina alla stessa ora, sempre in compagnia di un uomo alto che la trattava in malo modo.
Dove andassero è difficile dirlo. Io partivo spesso a quell'ora con Marzia per andare all'Università. Lei lavorava li, come me del resto. Marzia stava in ufficio mentre io ero adibito ad un ruolo un po' più di routine, da guardiano. Cosa ci fosse di importante all'Università per metterci qualcuno di guardia, non l'ho mai capito, ma del resto io sapevo fare solo quello e quindi mi sono adattato.
Una mattina però qualcosa andò diversamente. Marzia aveva lasciato il finestrino della Punto giù del tutto, invece dei soliti dieci centimetri. Piccoli segni del destino.
In quel momento passò Lei, come tutte le altre mattine.
L'uomo con il quale stava, si fermò di colpo a parlare con una biondina che sembrava non vedesse da una vita e si disinteressò di tua madre, che continuò per la sua strada.
Ricordo d'aver pensato: "Adesso o mai più".
Fu così che decisi di uscire dall'auto e di seguirla. Ricordo che Marzia mi urlò dietro qualcosa del tipo: "Dove vai? Guarda che ti mollo qui!"
Amen.
Quando girò l'angolo, io ero già a pochi passi da lei. Si voltò. Ci fissammo negli occhi.
Non ci fu neanche bisogno di parlare. Facemmo l'amore lì, sul prato, e tra l'altro neanche tanto al riparo da occhi indiscreti. Parecchi passanti ci guardarono e sorrisero. Sembravano contenti per noi.
Eravamo quasi alla fine, quando dall'angolo spuntò il suo uomo che aveva mollato la biondina. Ci vide ed iniziò ad urlare come un indemoniato. Correva verso di noi dimenando in aria una catena che teneva in mano.
Lei si spaventò e si mise a correre in tutt'altra direzione. Ed accadde l'irreparabile.
Attraversò la strada di corsa mentre i suoi occhi blu continuavano a fissarmi anche mentre scappava. Fu così che finì sotto un autobus. Non restò molto di lei.
Il suo uomo si mise a piangere come un bambino, in ginocchio, a due metri scarsi dal suo corpo. Io preferii andarmene. Avevo già visto altre volte quello spettacolo. E non valeva la pena.
Ogni tanto, ripenso ancora a quel momento, a noi due, mentre facevamo l'amore. A quello che sarebbe stato se fosse rimasta viva. Forse ora tu esisteresti figlio mio, non saresti solo un pensiero di ciò che sarebbe potuto essere ma non è stato. Ed io, te e tua madre, correremmo felici nei prati ed io potrei leccarti di tanto in tanto. Ma forse non saresti neanche nato. Tua madre aveva il diabete. Si vedeva dai suoi occhi blu e probabilmente sarebbe morta prima che tu nascessi. Forse era destino che tu rimanessi solo un pensiero. In fondo, non ti avrei mai visto crescere e tu saresti stato l'ennesimo bastardo abbandonato sull'autostrada prima delle ferie. Insomma, la solita storia di una vita da cani."

Link sul tema:

http://www.boxerdelgranmogol.com/Versione%20Italiana/Home_Italiana.htm

3 commenti:

Anonimo ha detto...

:,(

Anonimo ha detto...

Solo un pensiero...

Anonimo ha detto...

Una storia triste, ma scritta in maniera perfetta: si rimane fino alla fine con il fiato sospeso. Eli