mercoledì 22 dicembre 2010

2021, l’ultimo Natale in libreria

“In un’antica novella su Verona, città dalla storia un po’sorniona,
due innamorati si spensero invano, vittime si disse, di un amore malsano.
Ma nessuno muore veramente finché esiste chi crede nelle leggende.
Ed infatti si narra che un giorno nella città Scaligera,
i due innamorati torneranno a reincarnarsi in altrettanto sfortunati amanti,
per reiterare all’infinito il loro amore incompiuto e proibito.”

Una nebbia densa, a tratti fitta, ricopriva una città silenziosa, ormai addormentata da tempo. Suoni ovattati si rincorrevano in una sorta di eco ritmata ad arte.
E si avvicinavano sempre più.
Chi si faceva largo tra l’umidità di una fredda notte di Natale, da sola e tremante, non riusciva nemmeno a capire dove stava andando. L’obiettivo era solo fuggire da quei passi sempre più vicini. Passi sconusciuti, alieni, che risvegliavano in lei paure ataviche, forse senza fondamento, o forse no.
Ma chi poteva celarsi dietro la nebbia in fondo? Verona era una città sicurizzata. Ormai per il quinto anno consecutivo aveva vinto il premio per la città più sicura d’Italia.
- A Verona non può succedere niente, - ripeteva tra sé addentrandosi nella nebbia.
A Verona non succedeva mai niente.
Solo così si poteva essere certi che nulla accadesse di male. E questo i cittadini l’avevano capito da tempo.
Come amava sottolineare fieramente uno spot sul megaschermo del Municipio:
“A Verona non succede mai niente! ”
Mai nessuna novità. Un ottimo compromesso.Tutto sotto controllo.
Verona era stata sicurizzata.

In una libreria poco lontano, si vendeva ancora qualche libro, di carta.
- Eh, - fa il direttore – non ci voleva proprio la storia dell’epidemia. Maledetto pidocchio della carta! Ci ha rovinati tutti. La paura di esser contagiati dalla carta ha allontanato tutti dai libri.
Un tizio ormai andato con l’età, in pensione da tempo, si aggirava sempre in libreria con fare da Mascotte.
- Ma credi ancora a questa storia dell’epidemia? Mi deludi…-
Sbottò all’improvviso all’indirizzo del Direttore. E dopo un ghigno riprese.
- Ma non vedi i videogiornali? Da quando hanno abolito i libri stampati, due anni fa, sono esplose le vendite dei videolibri, ti sembra una vicenda casuale? L’epidemia era una montatura come tutte le altre! L’aviaria, la suinaria ecc. Dovevano far fuori i libri di carta per far posto a quelli videotoccami. Era tutto previsto. E’ la solita vecchia storia. Il vero obiettivo erano i libri!
Il direttore si fece pensieroso.
- E che hanno i libri vecchi? Sono diversi da quelli nuovi?
- Ma li hai mai letti i libri nuovi sui toccaschermi?
- Ovviamente no. – Fa il direttore. – Per una questione di principio.
- Principi! – Sbuffa il vecchio, – bisogna conoscere il nemico per combatterlo! I libri nuovi non sono per niente simili ai vecchi. Prendine uno a caso. Vedrai che è riscritto e commentato dal personaggio del momento. Riscritto sì. Tagliuzzato, censurato dal Partito. Sono tutti dei bignami! Ma fosse solo questo… magari la gente ha meno tempo. No! Sono riscritti sempre con un obiettivo ben preciso.
Il direttore si rigirava le dita ascoltando il vecchio, stordito da una verità che non voleva sentire.
Intanto il vecchio concluse:
- Nessuno ha più libri vecchi di carta a casa. Un tizio ne vendeva uno sigillato su ebay a cinquemila euro! Non se ne trovano. La gente aveva paura dell’epidemia e li ha bruciati tutti.
Il direttore sentendo parlare di “fuoco” non riuscì a fare a meno di accendersi una sigaretta.
- Ma ti rendi conto che è come nel periodo nazista, solo che ora usano tecniche più subdole? – Incalza il vecchio. – All’epoca li bruciavano in piazza, adesso hanno trovato il modo di convincere tutti a farlo per il proprio bene. E nessuno se ne accorge. Assurdo!
- Beh, – fa il direttore – io me ne sono accorto. Ormai possiamo chiudere la Libreria, non viene più nessuno da mesi. Persino la notte di Natale siamo vuoti. Uno ad uno se ne sono andati pure gli ultimi dipendenti sopravvissuti all’epidemia.
- Io sto parlando di cultura e lui pensa alle vendite! – Chiosò il vecchio che nel
frattempo tirò fuori un cartagiornale ingiallito di almeno dieci anni prima.
Il Direttore vedendolo sbottò per la sorpresa.
- Ma sei impazzito? Porti un vecchio giornale di carta in libreria?? E se fosse infetto? Ti immagini che epidemia?!
- Macché contagio, - fa il vecchio, - ti ho appena detto che era tutta una bufala. Senti qua piuttosto cosa scrivevano dieci anni fa, nel 2011...

L’Arena di Verona – Prima Pagina
“Verona vince la classifica annuale come città più sicura d’Italia. Risulta infatti esserci una percentuale di telecamere per abitante superiore a quella della trasmissione televisiva “Il Grande Fratello”.
La nuova rete di telecamere, ribattezzata “gli occhi del Sindaco”, sarà condivisa sulla rete internet in modo che tutti i cittadini possano controllarsi a vicenda. Ogni cittadino potrà guardare le spalle al suo prossimo, ed essere così come un “fratello più grande” che lo protegge e lo segue in ogni istante…”

Una ragazza, giovane e trafelata, lo interruppe, entrando di corsa nella libreria. E si precipitò su di lui.
- Mi scusi – gli sussurrò guardinga, - ho sentito dire che qui non ci sono telecamere.
Il direttore si ingaglioffò.
- Ma certo signorina, questo è forse l’unico negozio di Verona senza telecamere di sicurezza, forse perché noi ci sentiamo abbastanza sicuri lo stesso. E poi le dirò, se proprio qualcuno morisse dalla voglia di rubare un libro… beh, visti i tempi… non sarei neanche tanto dispiaciuto!
La signorina, sembrava concentrata su altro. Ma sentì quello che voleva sentire. Fatto quindi un cenno, un ragazzo entrò dalla porta, altrettanto guardingo. E vistala, urlò:
- Giuly!
E lei rispose.
- Oh Romy!
Il direttore fece due più due.
- Giuly… Romy? Ma chi siete… Giulietta e Romeo?
I due non la smettevano di abbracciarsi incuranti degli sguardi altrui.
- Che coincidenza incredibile, – fa il vecchio – due fidanzati che si chiamano proprio Giulietta e Romeo.
I due guardarono il vecchio e poi con sufficienza borbottarono.
- Sono i nickname che abbiamo scelto su Feisbuk.
Il vecchio parve non capire.
- Ragazzi ma da cosa vi nascondete? !
- Da Feisbuk! – Urlò lei. – Se le telecamere ci riprendessero domani saremmo in bacheca alla berlina di tutti. Ma noi non vogliamo, non possiamo… il nostro amore deve restare segreto!
- Allora siete nel posto giusto – fa il direttore sconsolato, – tanto qua non entra mai nessuno.
- Eh, - fa il vecchio – è dura tenere segreti di questi tempi. Se qualcuno ha qualcosa da nascondere, è senz’altro un individuo pericoloso. Se sono in due, è un’associazione a delinquere!
- Ma noi vogliamo solamente rimanere un po’ da soli!
- Da soli… - se la ride il vecchio, – ormai rimanere da soli è un reato. L’autorità deve sapere cosa stai facendo, dove sarai, e dove andrai. E’ per la tua tutela ovviamente! – Concluse melanconico. – Se nessuno sa dove sei, vuol dire che ti è successo qualcosa di male…
- Ma perché? – Sbotta Giuly.
- Non lo so, - fa il vecchio, - però mi ricordo che prima che inventassero i cellulari, nessuno sapeva cosa facessero o dove fossero, amici, mogli, figli e amanti, e sopravvivevano lo stesso all’idea, anche per giorni. Ora se qualcuno non risponde al cellulare due volte di fila, subito si pensa alla catastrofe! Ormai è così il mondo, non si può tornare indietro.
- No! – Sbotta Giuly disperata – io, io … spengo il cellulare !
- Anch’io! – Si accoda Romeo, succube della bella Veronese. – Ecco fatto!
- Pietà! – Fa il direttore , - ci ritroveremo la libreria piena di polizziotti, ambulanze, curiosi e giornalisti in men che non si dica! Devono rimanere accesi o scatterà l’allarme! Riaccendeteli!

“Nella piazza che nel nome ricorda un prato,
pur senza che un solo filo d’erba possa esser calpestato,
una selva di maxi schermi si accesero all’istante,
con le foto dei due amanti, ed in basso la scritta Wanted ...”

- Mio Dio siamo finiti! Siete già su tutti gli schermi col logo di “Chi l’ha visto”! Se vi trovano qui mi chiuderanno la libreria con una scusa qualsiasi, come hanno fatto con tutte le altre che non sono fallite prima. Presto nascondetevi! No, non nel reparto bignami! Meglio nell’ area “Saggistica”, lì non entra nessuno da un paio d’anni…

Nel frattempo su Feisbuk, era già nato un gruppo di ricerca di Romy and Giuly con almeno 1.500 iscritti. I primi delatori non tardarono a rivelare che trattavasi di fuga d’amore. Ed in men che non si dica la libreria fu circondata da un reparto d’assalto delle forze speciali, entusiasti di aver qualcosa da fare nella città in cui non succedeva mai niente.

- Mio dio! Siamo circondati! - Sbottò il direttore – Stavolta è la fine, chiuderanno la libreria perché ho dato asilo a due … a due… ma adesso che ci penso, cos’è che hanno fatto esattamente questi due, in fondo?!
- Non lo so, – disse il vecchio – ma se chiuduno la libreria, tanto vale che mi suicidi. Non saprei più dove andare!
- E noi faremo altrettanto! – Esclamarono i due innamorati di Verona dall’antro impolverato.
- Suvvia non esageriamo adesso ! – Disse il direttore per stemperare la tensione.
- Dicevamo in senso virtuale. Siamo amanti, non eroi. - Replica gelida Giuly. “Facciamolo insieme Romy, sei pronto?”.
- Certo – replicò lui estraendo il Pcfonino. – Entro due minuti ci saremo cancellati da Feisbuk, una volta per tutte. Non esisteremo più! E finalmente staremo soli.

“ Le fughe d’amore non sono consentite, dovete prima aggiornare il vostro Status su Feisbuk”. - Sbraita una voce megafonata dall’esterno.
- Ma io sono già fidanzata ufficialmente con un altro…- Fa Giuly
- Beh..veramente anch’io.. – boffonchia Romy.
E dopo un attimo di riflessione Giuly urlò.
- Noi volevamo solo stare un po’ da soli, se questo non è possibile, allora.. addio!
E detto questo sparirono dalla rete.
Nel frattempo fuori dalla libreria si era formato un capannello di curiosi, ed in prima fila vi erano tutti gli ex dipendenti della libreria rimasti ancora vivi. Anche loro scossero il capo nel vedere cosa era diventata la loro libreria.
- Un covo di ribelli! – Sbottò un tizio travestito da Lenin. - Guarda come sono ridotti! Per fortuna mi hanno licenziato dieci anni fa. Faranno la fine di quel collega patito degli autobus che, secondo la versione ufficiale, è finito sotto un autobus solo per guardarlo più da vicino…cazzate! E’ stato suicidato, altroché! Non è così, Don Mauro?
- Ah, io non mi occupo di politica. Sono lieto di aver preso i voti, pur senza entrare in politica, scusi il gioco di parole! Da quando non sono più in libreria, vedo le cose sotto un’altra luce…sa, non vorrei finire come quel sovversivo del maestro di yoga, poveretto.
- Già, – fa l’altro – malauguratamente, pare si sia addormentato durante una posizione a testa in giù. Era un idealista. Del resto, mettersi contro il Partito…
- Il Partito Di Feisbuk! Un vero Socialist Network! Era dai tempi del Comunismo che non c’era una forma di governo più diretta e socialista. Viva il PDF! – Fa Lenin.
Nel frattempo una combricola di ex dipendenti, acidognole, ed in disparte, sparlava del direttore.
- ..altro che epidemia! E’da quando è arrivato quel nuovo direttore che le cose hanno cominciato ad andar a rotoli! Del resto cosa ti potevi aspettare da uno che andava in giro ad aprir nuove librerie…e che guarda caso, chiudevano sei mesi dopo?! E adesso è rimasta l’ultima, finché dura…

Intanto, sfregolandosi le mani per il freddo, apparve il neo conduttore della Web TV “Feisbuk Verona”, pure lui, ex dipendente della libreria, e di recente tesserato nel partito.
“Bene, bene…” disse continuando a sfregolarsi anche davanti ai mega schermi. “Grazie a DemoFeisbuk, sarà possibile lasciare al popolo la scelta sulla storia d’amore di Romy and Giuly. Premete sul tasto “mi piace” per perdonarli, oppure sul tasto “non mi piace” per lasciarli al loro destino. La democrazia diretta è l’unica forma di giustizia vera. Una giuria di milioni di votanti in diretta TV! Cari telespettari, il quesito democratico di oggi quindi è: Volete libera la coppia “Romy and Giuly” ?

Vincono nettamente i “mi piace”! I due amanti di Verona sono premiati con una partecipazione straordinaria alla 22esima edizione del Grande fratello!
- Che bello! Siamo famosi! – disse Giuly.
- Ma non volevamo solo stare un po’ da soli?! – Chiede timido Romy.
- Eh si… - gli fa eco Giuly, sistemandosi la scollatura per le videocamere, - l’amore è sempre l’amore ma… il successo è il successo!

Nel frattempo, lontano dalle telecamere in diretta TV, il neo Direttore veniva trascinato fuori da due energumeni, mentre le ex colleghe l’additavano impietose:
“Guardalo come trema!”
“Ben gli sta!”
“Ha le gambette che gli fanno giacomo-giacomo…ah, ah, ah!”
Ma con un ultimo colpo di reni, il direttore girò il cartellino sulla porta della libreria, dove rimase scritto “TORNO SUBITO”…anche se nel gruppetto sparuto delle ex dipendenti, non erano in molte disposte a crederci…

venerdì 1 ottobre 2010

L'amante immaginario...

Terse il finestrino dell’auto con un dito, dove uno degli ultimi raggi di sole la colpì, attraverso il vetro non più tanto appannato.
Il dito continuò la sua corsa su quella lavagna umida, lasciando una scia di parole senza senso.
Apparentemente.
Con un ansimo, una nuvola calda le uscì dalle labbra e ricoprì quelle lettere, mentre uno spasimo, le spinse la mano di nuovo sul vetro freddo dell’auto, forse alla ricerca di risposte. Ma su quella lavagna c’erano solo domande.
Le sue.
Era proprio lì, quando era finita…

Se ne stava in piedi accanto ad un lampione con i capelli mossi dal vento ed uno sguardo truce a segnarle il viso, corrugato e pensieroso. Un’occhiata sfuggente le cadde sul orologio e quella successiva si fisso' su un punto lontano e deserto. Nessuno.
Il suo pensiero fisso era che lui l’avesse bidonata di nuovo.
Il tramonto volgeva alla fine, esaltando il rosso dei suoi capelli corvini.
- Maledetto bastardo io giuro...- In quel istante suonò il cellulare e lei con un gesto istintivo, lo estrasse con un unico pensiero in testa. E' lui. Deve essere lui.

Lui.
“Sono qui da solo in pace con me stesso mentre contemplo questi spazi sterminati, silenti, ove la mia mente viaggia solitaria e imprendibile. D'un tratto mi scopro a sognare di voler condividere con qualcuno tutto questo. Quasi fosse l'unico modo per goderne appieno.
Ed in quel istante penso a te. Ma tu non sei qui, sei lontana mille miglia.
Quindi alzo il telefono e tu, dopo un istante, rispondi. E' un miracolo! Dopo la tua prima parola io ti vedo! Sei qui di fronte a me e mi sorridi. Se volessi potrei toccarti, ma non lo farò per non correre il rischio di rimaner deluso. Diamine che sorpresa pensare che sei qui quando un attimo fa ero solo, di fronte all’infinito...”

- Pronto sei tu? Perchè non parli, lo so che sei tu ... dove sei ? Guarda che metto giù…stronzo!
Clic.

“Ma tu non sei qui. E così come sei giunta te ne vai, non appena la tua voce sparisce. Era una finzione, solo uno scherzo della mia mente.
Non lo so ma in fondo che importanza ha? Per me tu eri qui.”

Driin…

“- Amore scusami, ero io si… e stavo soprapensiero. Non ci crederai ma stavo pensando a te...”

Uomini. Rimango rapita dalla sua voce. Le sue prime parole mi incantano e non so più ora dove stia il confine tra verità e menzogna e quello che e' più assurdo è il fatto che non voglio saperlo. Ci credo e basta.
- Ah burlone dove sei? E’ più di un ora’ che ti aspetto, stavo impazzendo...

“Perdonami amore ma come posso dirti il vero? Non cosi, non subito, no, sarebbe crudele ma quel che è peggio ...è che non so se mai ci riuscirò.
- Mia cara io ti vedo benissimo ma tu invece no, forse non puoi o magari non vuoi vedermi...”

- Ma cosa stai dicendo ..dove ti sei nascosto, non ti vedo !.. Mostrati, basta con i tuoi scherzi, non ne posso più!
“- Cercami dietro qualcosa se non riesci a vedermi. Suvvia non è difficile.”
- Ma allora sei qui, burlone! Dove sei? Fatti vedere che ho voglia di stringerti… ho voglia di te…

“Certo anch’io. Notti e notti passate assieme, di una passione feroce ma mai consumata. Destino infausto. Ad ogni modo, questo non è più possibile ormai, non mi resta che un ultimo gioco, e forse un’ultima volta per parlarti, sentendoti ancora mia, prima che tu svanisca assieme a tutto il resto, ed io di nuovo rimanga solo, qui, a contemplare la mia vita che scorre dietro questi silenzi…”

- Ma allora dove sei finito? Parla! Smettila di stare in silenzio all’altro capo della linea..!

“- Io parlo sei tu che non mi senti, non mi ascolti. Non mi hai mai ascoltato del resto. In fondo io te l’avevo detto.”

- Detto cosa?

“- Ah, niente. Stavo parlando tra me e me.”

- Ma allora lo fai apposta! Cosa ti passa per la testa? Sento che c’è qualcosa che non va, non sei come al solito, dimmi che cos’hai… così mi preoccupi.

“Parlarti? E tutte le volte che abbiamo parlato, a cosa è servito?
Eppure sento al tempo stesso che glielo devo, e quindi per un’ultima volta farò questo sforzo e …dirò la verità, si, solo la nuda e cruda verità.
- Ma ti rendi conto che tu non esisti? Io sto parlando al telefono da solo! Se la gente lo sapesse, mi rinchiuderebbero.”

Il silenzio si spostò all’altro capo della linea. Ma solo per un attimo, poi lei con voce grave come chi non ha più voglia di giocare, sentenziò:

- Lo so. E’ per questo che ti ho suggerito di far finta di stare al telefono quando parli con me, almeno non ti crederanno pazzo.

“- Già, pazzo. Solo tu comprendi il mio genio. La particolarità di me che parlo con chi forse non esiste fa di me un uomo diverso e al tempo stesso unico. Basta questo a dire che sono superiore a quelli che vorrebbero rinchiudermi in un antro. E questo solo perché loro sono così ciechi che non riescono a vedere altro che quello che possono toccare.
Chi può dire che ciò che non ha una sostanza tangibile al tatto, non esista?
Non possono nemmeno ipotizzare per un istante che esista qualcuno che non si possa toccare.
Nessun altro uomo ti può vedere oltre a me, mi capisci? Neanche chi, come me, ha la dote, che loro chiamano follia! Vedere e parlare con qualcuno che per tutti gli altri non esiste… Tu esisti solo per me!”

- Certo come gli angeli. Ciascuno ha il suo. Tu dici bene, anche altri hanno questa dote. Forse Ia stessa… Cosa pensi, che tutti quelli che vedi per strada stiano parlando al telefono con qualcuno? Almeno uno su quattro di loro ha il telefono spento, te lo dico io.
Stanno facendo finta. Questa è la prova che tu non sei folle! Sei raro. Tu vedi il tuo “angelo”...o chiamalo come vuoi…come molti altri vedono e parlano con il proprio.
Se quindi volevano dimostrare la tua follia dicendo che sei diverso da tutti, eccoli serviti, ce ne sono molti altri oltre a te.

“- E tutti vedono solo il proprio allora… e non quello degli altri?”

- Cosa c’è di così strano? Non capisco. Si accetta l’idea che non vi sia un umano uguale ad un altro in tutto il pianeta, che le impronte digitali siano uniche, e sembra assurdo che alcuni abbiano il proprio Angelo, amico… o amante immaginario che sia!
Ognuno di voi è un universo, con le proprie regole fisiche, le proprie stelle, e ciascuno del proprio universo è Signore, unico ed incontrastato. In altre parole Tu sei come Dio.
Solo Tu sei Dio nel tuo universo. Ogni cosa dipende da te. Puoi distruggerlo in un attimo, oppure cambiarne le regole. Puoi decidere di non vedermi più, o di avere altre cento come me. Nessuno può impedirtelo. Nessuno può entrare nell’Universo della tua mente, dove tutto dipende solo da te.

“- Tutto dipende da me. Già… E’ per questo che ho scelto di telefonarti, invece che di vederti.”

- Ma avevamo un appuntamento…Aspetta, quindi non sei qui?!

“No non sono li. Non avevo il coraggio di tagliare di persona. Non ce l’avrei mai fatta. Chiamami codardo se vuoi, ma credo che in fondo la via che ho scelto sia la migliore per entrambi. E mi è costata molta fatica, più di quanta tu non creda.
- No, non sono li. Ma non ti preoccupare, non ti ho fatta venire per niente. Dietro un albero, alle tue spalle, sotto un masso, c’è una lettera. E’ per te. Io spero tu capirai, dopo averla letta.
- L’hai trovata?”

Ansia. Frenesia. Sorpresa.
- Si. Ma questo cosa significa? Non me lo potevi dire a voce quello che hai scritto? Ti metti a fare i giochini adesso?

“Aprila suvvia. Dì qualcosa. E’ curioso pensare che quelle che tu sceglierai, saranno le ultime parole che sentirò uscire dalle tue labbra.”

- Ok, ora la apro. Sempre meglio leggere che stare al telefono con uno che non parla.

“Simpatico epilogo direi…
- Bene ho concluso. Allora, metto giù.
E dopo un ultimo sospiro, che avrebbe voluto durasse in eterno, disse: Addio...”

“Quando leggerai questa lettera, vorrà dire che non avremo più modo di sentirci. Ho deciso così. Questa potrebbe essere una lettera d’addio oppure un testamento. Dipende.
Ho le idee confuse a riguardo.
Se infatti è vero quello che ci siamo sempre detti, allora scusami, perché ho dovuto fare questa scelta. Voglio avere una vita normale. Non posso certo pensare di fare una famiglia e passare il tempo ad un telefono spento, parlando con qualcuno che per gli altri non esiste. Sarebbe insostenibile. Mi hai dato tanto si, questo te lo devo. Come vedi le cose tu, non le vede nessun altra, lo ammetto. Tuttavia tu non mi capisci. Non vuoi capirmi. Io ho bisogno dei miei spazi e tu mi stai sempre addosso, sei quasi onnipresente.
Hai detto anche che avremo potuto avere una famiglia, se solo io l’avessi voluto veramente. Avere dei nostri bambini. Rimanere sempre assieme. Anche qui hai ragione, avrei potuto. Ma dove avremmo potuto vivere in queste condizioni? Su un’isola deserta? Forse. Solo in un posto del genere non mi… o ci, avrebbero rinchiuso.
Ma più di questo è un’altra cosa che mi ha sempre terrorizzato.
Io non sono certo al cento per cento di esistere.
E se… fossi io il tuo amante immaginario? In fondo tra noi due, quella che ha le idee sei tu. Io non riesco a darti torto. Come può essere vero quindi, quando tu dici, che io sono l’unico Dio del mio universo, se non sono neanche capace di convincere quella che dovrebbe essere una creazione della mia mente?
Forse tu dici così, per convincermi che la realtà è quella in cui io vivo, perché sai che impazzirei se sapessi di essere solo il frutto della tua mente eccelsa. Questo pensiero mi strugge. Da tempo.
Io devo sapere.
E c’è un unico modo per farlo.
Per questo ti dico che questa lettera potrebbe essere il mio testamento. Sono pronto.
Ti prego sii onesta. Non lasciarmi nel limbo. Se veramente ho ragione, lasciami sparire con tutto il mio mondo, e tutto l’universo che ho creato a tua immagine e somiglianza. Se tu sei l’unico vero Dio di questo Universo, e null’altro c’è di vero, nemmeno me stesso, quando finirai di leggere questa lettera, prendi il foglio, arrotolalo attorno al mio mondo, e gettami via con esso. Solo questo ti chiedo.
Bene. Sono pronto. La lettera è giunta alla fine…”

Nell’auto i vetri erano ormai appannati come i suoi ricordi. Lei, rilesse su quei vetri alcune frasi, che le sue dita avevano tracciato, prima di rimettere in moto l’auto e cancellarle per sempre...

“E se vi fosse infine un punto di vista più in alto, dal quale osservare questa vita come una piccola cosa, un ricordo lungo quanto una giornata, da una prospettiva eterna come può essere una vita intera rispetto ad un solo giorno…?!”

“Amore, anche tu eri unico, come nessun altro, ma ora ti ricordo come un giorno al pari di tanti altri, offuscato dal tempo, nostro alleato nei ricordi più amari, per poi metterli tutti uno a fianco all’altro, senza vincitori né vinti…”

venerdì 23 aprile 2010

L'autobus per l'al di là

Che peccato ! Ero quasi convinto di avercela fatta.
Mi sentivo già a casa. E che casa!
Era su misura per me. Un monolocale proprio perfetto per passarci un po’ di mesi in attesa di una sistemazione migliore.
E dopo tutti quei preparativi! Cavolo, sembrava proprio dovessi stare via una vita, e invece son già tornato.
Qualcuno mi aveva detto:
“Da domani dovrai camminare con le tue gambe e cavartela da solo, hai capito?”
Io avevo ben inteso, altroché. Ma sapevo di non essere solo.
Insieme, credo proprio che saremmo arrivati lontano, avevamo tutte le carte in regola.
E poi non vedevo proprio l’ora di conoscerla.
Doveva essere bellissima. O almeno io me l’ero immaginata così. La migliore di tutte.
Sempre gentile, dolce, amorevole, piena di attenzioni. Avremmo fatto un sacco di cose assieme e visitato moltissimi posti. Con lei sarei stato proprio felice, ne sono certissimo.
Ed invece niente.
Ha cambiato idea.
Proprio quando sembrava fatta.
Queste donne, proprio non le capisco. Oggi ti vogliono e domani basta.
Diceva che con me non sarebbe stata più la stessa vita di prima, che aveva bisogno di spazi, che doveva fare ancora molte esperienze. Diceva anche che mi voleva un sacco di bene ma, semplicemente non ci eravamo incontrati nel momento giusto.
Una sera mi ha parlato e ha cercato pure di convincermi che sarebbe stata la cosa migliore anche per me. Figuriamoci…
Anche se un po’ la capisco. Doveva finire l’università, andare in america a fare il Master, ed io invece volevo … solo stare con lei. Non mi importava di nient’altro. Non so, forse sarò un tipo da poche pretese, o poche idee, ma sono sicuro che come l’avrei amata io, non l’avrebbe saputa amare nessun altro. Avrei voluto dirglielo, più avanti magari, ma non ho fatto in tempo.
E adesso che succederà?
Io me ne andrò per la mia strada e lei per la sua.
Lei si farà la sua vita ed io… io la farò finita.
Si. Non ho alternative. So esattamente dove devo andare a finire.
Ci andrò con l’autobus.

Appena salito, noto che ce ne sono molti altri che hanno avuto la mia stessa idea, nonché sorte a quanto sembra. Dicono tutti le stesse cose. Un destino comune fa meno male. Prima di arrivare, e farla finita, ho deciso di fare due parole col mio vicino.
“Ehi, tu come ti chiami?”
Lui mi guarda stranito, quasi incazzato per quella domanda impertinente.
“Non lo so come chiamo! Perché vorresti dirmi che tu lo sai? Nessuno qui ha un nome.”
Io invece ero convinto di averlo. Me l’aveva detto lei. Cosa poteva essere se non il mio nome?!
“Ebbene sappi che io un nome ce l’ho!” Ho urlato. “Io mi chiamo RU486”.
“Ma che razza di nome è? “ Fa il tipo tutto incavolato. “Anch’io mi chiamo così!” Sbraita invece uno dietro di me. “ E pure io!” Dice un altro non nato più indietro.
Saremmo stati almeno una ventina con lo stesso nome sull’autobus.
Non c’è che dire, avevo una madre ben poco fantasiosa. Ma le voglio bene lo stesso…
“Siamo arrivati!!” Urla il conduttore. “Dovete andare al di là…” Fa con un gesto.
“ Al di là di cosa?” Dico io.
“Non lo so,” fa lui smarrito e un po’ rattristato. “Non sai leggere?”
Non ho fatto in tempo a impare, penso tra me.
“Questo è l’autobus per l’al di là!” Conclude mestamente.
Lo so. Lo so benissimo dove ci troviamo. Ero appena venuto “al di qua”, ma mi hanno rispedito indietro subito…
Tanta strada per niente.

venerdì 8 gennaio 2010

Re Publik

In un futuro incerto e lontano, una favola stava per essere narrata ad un bimbo poco prima che si addormentasse. Il nonno raccontava questa storia al piccolo Arturo, per continuare la tradizione e tramandare ogni cosa.

“C’era una volta un Regno chiamato RePublika, nome tramandato da generazioni e nel quale ancora oggi noi abbiamo la fortuna di vivere, e tutto questo grazie alle gesta del primo Grande Re, nonché primo sovrano del nostro Regno. Devi sapere caro Arturo, che prima di questo grande Re non vi erano mai stati altri sovrani nella nostra cara Republika. Lui fu il primo. Sappiamo ormai ben poco del periodo che venne prima del grande Re. Ma i nostri avi ci hanno tramandato una storia, che io ora vado a raccontarti, come mio nonno fece con me, affinché la memoria di questo non vada mai perduta.
- Ma ancora…! - Disse sconfortato Arturo, che si stava già addormentando.
- Arturo, è la storia ufficiale che si propaganda da generazioni!
- Uff…Nonno, devi ancora spiegarmi perché il nostro Regno si chiama Republika!
Il nonno lo guardò un po’ sorpreso e rispose.
- Non vuol dire niente, è un nome come un altro. E’ come dire Arturo!
- Mmm… a me sembrava d’aver sentito che un significato ce lo avesse.
- Qualunque cosa fosse non ha più importanza. Prima del Regno c’era una forma di governo che gli avi chiamarono Demon-crazia, ovvero governo dei demoni e questo perché non c’era modo di mettere d’accordo i politici nel governo del Paese. Essi litigavano su tutto e si accusavano l’un l’altro di essere il demonio in persona! Ma per fortuna al futuro grande Re, un tempo solo Cavaliere, non mancavano le idee. Dopo aver dimostrato attenzione verso il popolo nella sua vita privata, costruendo per loro splendide case, inventò un nuovo tipo di passaparola che consisteva in una ricompensa ogni qual volta qualcuno parlava bene di lui, e la chiamò Pro-paganda, anche se ora si dice Pubblicità. Risultato: divenne il Cavaliere più popolare della nostra Patria in men che non si dica.
Un bel giorno per il bene di Republika, decise di scendere in campo, come Paladino Delle Libertà… usando le stesse idee che lo avevano reso popolare e famoso: Propaganda, Devozione e Libertà. Ed il risultato non poté che essere assicurato. Un seguito cospicuo di Cavalieri si riunì attorno a lui, tutti sotto il motto di Paladini Delle Libertà, con la missione di salvaguardare il popolo dai Demoni che da sempre lo affliggevano, ovvero Paura, Diversità, ed eccessiva Libertà.
Ma purtroppo, si fece così anche molti nemici che lo accusarono di ogni evento negativo succedesse nel paese, e per le cose più assurde.
Pensa che arrivarono perfino a condannarlo per essere troppo bello, come se questa fosse una colpa!
Il futuro Re, si dice fosse un Cavaliere bellissimo e tutte le donne di Republika avrebbero voluto sposarlo.
Lui era buono e generoso e quindi cercò sempre di amarne il più possibile, ma non sarebbe mai riuscito ad amarle tutte. Forse per questo, una di loro, invidiosa delle altre, si vendicò, dicendo di lui menzogne terribili, e tra le altre cose, disse anche che lui non era affatto il Cavaliere più bello di Republika. Questa notizia lo ferì molto, ma come sempre non si perse d’animo.
Si rivolse quindi, a Mago Merlino…
- Mio Signore, sono ai tuoi ordini! – Disse il grande Mago che, da buon veggente, già sapeva come sarebbero andate le cose in futuro.
Arturo interruppe il nonno e gli chiese.
- Come hai detto che si chiamava? Mago Zerbino?!
- Mago M-e-r-l-i-n-o! Arturo, non viaggiare con la fantasia. Il futuro Re, chiese a Merlino la prima cosa che gli stava a cuore per il bene del paese di Republika.
- Merlino, sono o non sono ancora il Cavaliere più bello del Reame?
Merlino lo guardò stupito e rispose.
- Ma certo mio Sire, anche se non siamo ancora in un Reame!
Ma il Cavaliere sapeva quando il Mago non la raccontava giusta.
- Non raccontare Balle Mago. I miei eroici capelli sono caduti in battaglia, ed ho molta più pelle di quanta in realtà me ne serva. Ho deciso di privarmene e farne dono.
- Ah…qual buon cuore! - Fa il Mago, – lei è molto generoso, e per essere uno della sua età se la cava ancora bene!
- Il futuro Re deve essere il più bello del Reame, non un vecchietto giovanile! L’immagine è tutto…- concluse il Cavaliere.
Il mago, compresa l’importanza dell’immagine per la politica e forse anche per amor di Stato, compì una magia, e dopo qualche giorno, pelle, e capelli tornarono quelli di un tempo.
Il piccolo Arturo fermò il nonno ed aggiunse:
- Ma nonno questa storia l’ho già ascoltata un sacco di volte! Io, invece … ho sentito dire che a quel punto il Cavaliere disse al Mago:
- Bene Mago! Sapevo di poter contare su di te! Avrai un posto speciale nel mio Governo, sarai il ministro delle Finanze! Ma prima ho un ulteriore desiderio. Un Re deve essere possente ed alto!
Il Mago lo guardò e rispose:
- Sire, io faccio magie, non miracoli…
- Arturo, chi ti racconta queste sciocchezze? – Urlò il nonno inviperito.
- Nonno dai raccontami ancora della lapidazione!
Il Nonno, tutto ringalluzzito, e preso un bel respiro, iniziò il racconto.
- Eh caro Arturo, questa fu una grande idea di Mago Merlino…
- “Merlino, – chiese il futuro Re, - cosa devo fare per farmi amare anche da chi non mi ama ancora?
- Mio Sire, solo i Martiri sono amati da chiunque. Prima di tutto perché non ci sono più, e secondo perché chi rischia la vita per una causa è sempre visto come un eroe”.
Il Futuro Grande Re, capì il messaggio di Merlino e con una mossa molto abile, inscenò una lapidazione vicino al Duomo della nostra città, fomentando ad arte in tal senso proprio chi lo odiava di più.
Risultato, i Demoni furono arrestati e con loro anche la Demon-crazia subì un duro colpo. Lui per settimane evitò di farsi vedere. Molti lo credevano morto. L’interesse e la preoccupazione di tutti per il Cavaliere Paladino Delle Libertà, crebbero a dismisura. Allora, anche quelli incerti capirono che avrebbero rischiato di perdere un grande uomo e gli attestati di stima e di affetto si moltiplicarono in pochi giorni. In realtà il Re stava benissimo. Ci voleva ben altro che alcuni pezzi del Duomo per abbattere quel grand’uomo!
- Cavolo, – disse il piccolo Arturo – dev’essere stato proprio un pezzo d’uomo per sopravvivere ad un pezzo del Duomo!
- Non giocare con le parole Arturo, - lo redarguì il nonno – è vietato dal ministro della Propaganda!
- Ma come? – Fa Arturo, - non si può neanche giocare con le parole! Chissà che fine avranno fatto i Paladini Delle Libertà al giorno d’oggi…
- Dov’ero rimasto? – Ripartì il nonno che ogni tanto non ci sentiva bene. - Merlino spiegò al futuro Re che contro l’odio solo l’amore poteva vincere. A quel punto il Cavaliere ricomparve acclamato a gran voce, più smagliante che mai, con tanto di naso rifatto, frutto dei postumi dell’attentato, e plasmato ad arte in stile Cesareo. Salito sul pulpito, pronunciò al popolo il grande discorso sul Regno dell’Amore. Il punto più entusiasmante del suo discorso fu quando dichiarò:
- “Amici, grazie del vostro affetto. Avete visto tutti dove può portare la Demon-crazia. Il rischio della violenza è alle porte. Noi dobbiamo combatterlo, con il linguaggio dell’Amore, abbandonando per sempre i diversi punti di vista, le divisioni. Dobbiamo stare tutti uniti per il bene della nostra cara Republika. E c’è solo un modo. Tutti noi dobbiamo pensare con una sola testa. Solo così, solamente se la penseremo tutti allo stesso modo, la pace e l’amore trionferanno. Ebbene, io mi propongo come colui che si assumerà questa responsabilità. Quella testa sarà la mia! E sopra questa testa come simbolo della mia responsabilità, metterò un copricapo dorato, affinché anche Dio da lassù possa proteggerla, e proteggere con essa il mio operato.”
- Un boato della folla unì finalmente tutti sotto lo stesso pensiero. Ma egli continuò.
- “D’ora in poi, per omaggiare la nostra Republika, io stesso porterò il suo nome, unendola al mio nuovo titolo di Re. D’ora in poi mi chiamerete, Re Publik.”
- Un altro boato di consenso unì tutti i presenti sotto lo stesso pensiero.
- “Attraverso il nuovo Ministero della Propaganda tutti voi saprete come e cosa dovrete pensare. Tutto sarà più semplice. Tutti andremo d’accordo. La pace trionferà, e Republika diverrà il Regno dell’Amore!”

- E da quel momento in poi la terribile Demoncrazia ebbe termine nel nostro Paese! – Concluse il nonno.
- Uffa, – sbottò Arturo, - questa favola finisce sempre allo stesso modo! Ma nonno, io ho sentito di una profezia greca antica in cui l’origine delle parole Demoncrazia, e Republika sono ben diversi da quello che mi hai detto tu…
- Ah, Arturo, ma tu credi alle profezie? Il Ministero della Propaganda è stato sempre chiaro in proposito, sono solo racconti di qualche vecchio ciarlatano con la passione per le lingue, peraltro vietate, come il greco antico e il latino…
- Ma nonno, sono in molti a credere a queste profezie, lo dicono tutti sul libro delle facce…
- Arturo, quante volte ti ho detto di lasciar perdere quei sovversivi del libro delle facce? Lo sai che sono fuorilegge, finirai per metterti nei guai con la legge! Sotto le facce c’è la scritta Wanted! Sono ricercati. Se ti sentissero i cavalieri Paladini Delle Libertà ti arresterebbero subito!
- …e per fortuna che sono Paladini Delle Libertà!
- C’è libertà e libertà Arturo. E comunque tu sei ancora troppo piccolo per queste cose. Quando crescerai la penserai come gli altri.
- Non mi piace questa legge. E neanche la favola che mi hai raccontato, nonno.
- Ma non è una favola Arturo, è la tradizione tramandata e propagandata da generazioni!
- Sarà, ma io preferisco altre cose, come ad esempio la profezia.
- Ah, - sbottò il nonno. E cosa direbbe questa profezia?!
- Dice che un giorno giungerà un grande Re, molto più grande di Re Publik, e questi sarà anche l’ultimo Re di Republika…
- … l’ultimo Re! Ma ti rendi conto? Come può essere Grande un Re dopo il quale vi è il nulla?
- La profezia dice che si inizia sempre da zero, altrimenti che inizio sarebbe?
- Bella questa! E quando giungerà questo Grande ultimo Re?
- La profezia non lo dice. Ma io da grande voglio fare il Re.
- Re Arturo! Sei proprio simpatico, ah-ah! E cosa vorresti fare? Sentiamo.
- Beh, innanzitutto dato che l’immagine è tutto, mi chiamerò alla francese… Artù!
- Bravo Artur …o Artù, come vuoi tu. Perché non ti dai alla politica? Il ministero della Propaganda è il più importante della nostra patria.
- Perché? – Chiese Artù.
- Perché è quello che decide come devono pensare i sudditi, per non dover tornare al caos che c’era un tempo.
- … e anche quello che dice che non si può giocare con le parole. E’ un ministero antipatico caro nonno, penso che lo abolirò quando diverrò Re.
- Ah, ah! Arturo… speriamo che tu non diventi mai Re, o che crescendo… diventerai come tutti gli altri.
- Oppure saranno gli altri a diventare come me!
- Ebbene…allora, vorrà dire che saremo tutti nelle mani… di Re Artù!