In un tempo lontano, esisteva un piccolo villaggio di pescatori dove abitava un ragazzo con un occhio solo, schernito ed evitato da tutti per questa sua sfortuna.
Nessuna donna lo aveva mai preso in considerazione ed anzi, spesso dei piccoli sorrisi accompagnavano il suo passaggio.
La vita di questo giovane pescatore, continuava comunque serena e solitaria in compagnia del suo mare e dei suoi pesci, per nulla turbata dal fatto di non aver mai conosciuto l'amore.
Ma un giorno, un evento inatteso turbò la quiete di quel tranquillo villaggio e ne modificò la storia per sempre.
Nella rete di un pescatore, finì una splendida Sirena dai capelli rossi come il fuoco. Sembrava stesse dormendo.
Giunti al villaggio, la Sirena fu subito trattata con tutte le attenzioni dai pescatori che non avevano mai visto niente di così bello.
Quando si svegliò, essi si resero conto che era del tutto cieca.
Chiesero cosa le fosse accaduto, e lei narrò la sua vicenda con una voce melodiosa e suadente, molto simile ad un canto. Ma le sue parole narravano di una storia triste, che rivelava la crudeltà degli uomini.
Tempo addietro, si era innamorata di un uomo e con questi aveva vissuto molti anni, per quanto la sua natura le consentisse di stare assieme a lui.
Il tempo passava, e l’uomo si rese conto che la bella Sirena non sarebbe mai invecchiata, al contrario di lui, e capì che prima o poi, l'avrebbe persa per sempre.
Egli non riusciva ad accettare questa idea che poco a poco lo fece impazzire. Finché un giorno, fuori di sé, l’accecò, così che non potesse più allontanarsi da lui e dalla sua Isola.
Quando quell'uomo morì, la Sirena prese il mare e vagò per giorni e giorni, finché finì nella rete del pescatore che la portò in salvo.
La storia riempì di commozione tutti i pescatori del villaggio che sentendosi in colpa per la crudeltà di un loro simile, decisero di adottare la povera Sirena ed occuparsi di lei.
Ma la bellezza della Sirena, unita al suo canto, fece presto scoppiare invidie e rancori fra gli uomini, che la volevano ognuno tutta per se.
Presto, la situazione divenne insostenibile.
E fu così che i pescatori si riunirono e decisero che sarebbe stata la Sirena a scegliere chi fra loro si sarebbe occupato di lei. Ciascuno di essi era convinto che sarebbe stato il prescelto.
La Sirena accettò. Ma non proferì alcun nome. Anzi, disse che avrebbe indetto una prova e a colui che l'avesse superata, avrebbe donato il suo amore.
All’udire quelle parole gli uomini del villaggio andarono in visibilio, e rimasero in ascolto, per sentire di che prova si trattasse.
Ella si espresse attraverso il suo canto. Mano a mano che proseguiva, i volti dei pescatori si facevano sempre più bui. La prova era davvero degna di questo nome.
Dalle sue parole, emerse che se qualcuno di loro avesse avuto il coraggio di donarle uno dei propri occhi, forse, attraverso un sortilegio, lei avrebbe potuto riacquistare la vista. In cambio, si sarebbe legata per sempre a colui che le avesse fatto questo dono.
Quindi, concluse aggiungendo che quella stessa notte avrebbe lasciato una cesta su uno scoglio, per contenere l'occhio di colui che l’avrebbe avuta per sempre.
I pescatori si guardarono in silenzio, e ad uno ad uno si ritirarono nelle proprie case.
La notte trascorse insonne per molti di loro.
La mattina dopo, la Sirena era scomparsa. Ma nella cesta, c'erano decine di occhi. Uno per ogni uomo del piccolo villaggio.
Per giorni e giorni i pescatori rimasero in attesa, senza prendere il mare. Nel paese regnava uno strano silenzio e nessuno usciva più nemmeno di casa per il timore di mostrarsi agli altri con un occhio solo, non sapendo che tutti erano nella medesima condizione.
Una sera, al tramonto, il silenzio del piccolo paesino fu rotto dal canto della Sirena.
Gli uomini si precipitarono alla scogliera, da dove il canto proveniva ed ivi giunti, si guardarono l'un l'altro, ciascuno con l'unico occhio che gli era rimasto.
Lì, su uno scoglio, stava distesa la splendida Sirena che li osservava sorridendo, con i suoi bellissimi occhi dorati.
I pescatori le chiesero se avesse dunque riacquisito la vista grazie al loro sacrificio, ma lei spiegò che in realtà non l'aveva mai perduta, e che nessun uomo l'aveva mai nemmeno rapita od accecata. Per tutto il tempo che era rimasta con loro, aveva solo tenuto gli occhi chiusi.
Gli uomini non riuscivano a capire.
Tempo addietro, continuò lei, udì in mare la conversazione di alcuni pescatori che parlavano dell’amore come di una cosa bellissima. Ma uno di loro li mise in guardia, perché, disse, l’amore è cieco e chi si fosse perso in esso avrebbe potuto compiere qualsiasi gesto.
Incuriosita dal racconto, la Sirena visitò molti villaggi, alla ricerca di questa formidabile magia che colpiva gli uomini. Ma non trovò niente del genere. Quindi decise di mettersi in gioco in prima persona, adottando quello stratagemma.
E quel giorno era riuscita a capire cosa volesse dire.
I pescatori, passata la sorpresa, chiesero se avrebbe mantenuto comunque la promessa, scegliendo uno di loro.
Lei annuì, affermando che aveva già adempiuto alla promessa fatta.
Al suo fianco, c’era il ragazzo da un occhio solo che tutti schernivano. Sembrava felice, anche se un po’ confuso.
Quando l’ultimo raggio di sole lo illuminò, essi videro che ora, egli non aveva più nemmeno quell'unico occhio.
Intonando il suo ultimo canto, la Sirena disse che la sua scelta era ricaduta su colui che nonostante avesse avuto un solo occhio, senza esitare aveva deciso di donarglielo, dimostrandole così di amarla più di se stesso.
Ora, l'avrebbe portato con se laddove gli occhi non servivano, nelle profondità del mare.
Infine, concluse dicendo che solo grazie a lui, aveva compreso esattamente perché gli uomini dicessero… che l’amore è cieco.
domenica 1 luglio 2007
sabato 2 giugno 2007
Il sentiero dei ricordi
C'era una volta Lulù, una bimba molto fortunata che viveva con il babbo ed il suo cane, Blu.
Erano una famigliola felice ed abitavano vicino ad un bosco, lontano da ogni paese e città.
Non mancava niente a Lulù, perché Blu ed il babbo facevano a gara per renderla felice. Di giorno, giocava e correva nei prati con Blu, per poi cadere esausta la sera fra le braccia del babbo, ascoltando una fiaba vicino al focolare.
Per lei il mondo era composto solo da loro tre e nulla voleva di più.
Ma un giorno quel mondo perfetto si spezzò.
Vicino al focolare, in una fredda sera d'inverno, il babbo prese Lulù sulle sue gambe ed invece della solita fiaba, ne iniziò una diversa che lo vedeva protagonista.
"C'era una volta un sentiero nella foresta, ma chi lo imboccava, più indietro non tornava.
A nessuno era dato conoscere la meta di quella via. Tutti sapevano però che per quella strada ci s'incammina solo quando la propria ora s'avvicina.
Un giorno, un uomo decise di imboccare quel sentiero, un po' in anticipo rispetto al suo destino. Ma lo fece per il bene della sua bambina, perché lo ricordasse sempre come l'aveva conosciuto sino a qualche istante prima."
Infine concluse. "In quella strada stretta si passa solo uno per volta. Hai capito Lulù? Per questo non puoi venire anche tu."
Lulù non capiva dove il babbo dovesse andare ma di certo non se ne voleva distaccare. Quindi lo guardò negli occhi e gli disse:
"Babbo ma se la strada è stretta, vorrà dire che tu mi porterai tra le tue braccia ed io terrò fra le mie Blu. Così ci passeremo anche in tre! Noi saremo per te solo un piccolo fardello, ma così il tuo cammino sarà più gioioso… anche se un po' meno snello."
Il babbo sorrise, mentre una lacrima gli percorreva il viso. Lulù, quindi, gli chiese:
"Ma babbo sorridi o piangi? Non sai se essere felice o triste? Forse perché dovrai portare il nostro peso per avere un po' di compagnia?"
"Nessun fardello sarebbe per me così dolce da portare e mai lacrima solcherebbe il mio viso a quel pensiero. Sono triste perché per quella strada sarò da solo e non ci sarete più voi a tenermi compagnia."
"Ma babbo, quando tornerai?"
"Il sentiero che io prenderò mi porterà lontano, Lulù, così lontano che non tornerò indietro mai più.
Ma quel sentiero in realtà, ha un piccolo segreto. E' un sentiero magico. Solo ai bambini ed a chi, in cuor suo, è simile a loro, è dato vederlo. Percorrendo quel sentiero, chi tornerà come bambino, rivedrà tutta la sua vita come in un film. Quando lo vorrà, potrà parlare e stare di nuovo con le persone che ha amato di più."
Lulù ascoltava a bocca aperta.
"Tu sei fra questi, Lulù. Lo so. Noi ci rivedremo su quel sentiero dove staremo insieme tutte le volte che vorrai, anche se non potremo più stringerci. Ma ricorda: solo se lo desidererai veramente."
"Babbo questa favola non mi piace molto. Come s'intitola?"
"Non ha un titolo preciso. Se ne avesse uno, credo potrebbe essere… "il sentiero dei ricordi". Sì, proprio così."
"Buona notte babbo."
E per l'ultima volta Lulù, si accovacciò fra le sue braccia e sognò che il babbo s'incamminava verso il bosco. Quando vi giunse, vide un sentiero aprirsi davanti a lui, ed allora il Babbo si voltò sorridendo, e lo indicò a Lulù. Salutò con la mano e scomparve. Non lo rivide mai più.
Passarono gli anni e Lulù cercò quel sentiero nel bosco, dietro cespugli ed alberi, ma senza trovarlo mai.
Una notte fece un sogno, dove si rivedeva bambina in compagnia del babbo, seduta sulle sue ginocchia. Per gioco, scappava nel bosco e non riusciva più a tornare indietro. Sentiva la voce lontana del babbo che non poteva raggiungere. C'erano molti sentieri ma non sapeva quale fosse quello che la riportasse da lui. Così, chiuse gli occhi, si concentrò su quella voce lontana ed iniziò a camminare. Quando li riaprì, vide che il sentiero che aveva intrapreso, la stava riportando dritta da lui.
La mattina seguente decise di andare nel bosco a cercare quel sentiero allo stesso modo, anche nella realtà.
Si ritrovò di fronte ad un bivio e chiuse gli occhi. Stava tornando indietro con la memoria ai giorni più lontani e felici della sua vita. Quando le sembrò il momento, si lasciò andare ed iniziò a camminare con gli occhi ancora chiusi. Per un attimo, le parve di essere tornata bambina e di sentire la voce del babbo a pochi passi da lei. Riaprì gli occhi per paura di finire addosso a qualcosa e tutto sparì.
Si convinse a riprovare. Stavolta era decisa ad andare sino in fondo, costi quello che costi.
Ed accadde. Aveva gli occhi chiusi e correva a fianco del babbo che era fiero di lei. Sentiva la sua voce mentre le stava vicino. Infine, decise di provare a toccarlo e si avvicinò a lui per farsi stringere dalle sue braccia. Ma in quel momento qualcosa si frappose tra loro e si ritrovò per terra, ancora con gli occhi chiusi.
Era risoluta a non aprirli. Il babbo era lì con lei e la stava guardando. Poi, con un sorriso sulle labbra, le disse:
"Ti avevo detto che non avremmo potuto stringerci ancora, ricordi?"
Si avvicinò a lei e le sussurrò alcune parole, come quando da piccola si addormentava sulle sue ginocchia, vicino al focolare:
"Ciao Lulù, ce ne hai messo di tempo. Ma sapevo che un giorno ce l'avresti fatta. Sapevo che ti saresti lasciata andare per il sentiero dei ricordi senza freni e senza paure. Solo così ci saremmo rivisti. Ed eccoci qua. Sei grande ormai. Ed io sono fiero di te. Sarò sempre qui ad aspettarti se mi vorrai rivedere. Ricorda però che più crescerai e più difficile sarà per te abbandonare ogni remora e lasciarti andare di corsa, giù per il sentiero. Ora vado Lulù. Apri gli occhi e torna pure indietro. E' stato bello rivederti. A presto".
Quando riaprì gli occhi, si accorse che erano bagnati di lacrime. Stava per terra ai piedi di un tronco molto grande, ed era felice.
Camminando verso casa, saltellava e rideva a squarciagola come non le accadeva da tempo. Sentì in lontananza abbaiare il sua cane, Blu.
Il sentiero era terminato. Fu sul punto di voltarsi indietro per cercare di immortalarlo con un ultimo sguardo. Ma sapeva che sarebbe stato inutile. Quel sentiero non si poteva vedere ad occhi aperti, perché stava solo dentro di lei. Chiuse quindi gli occhi e ricominciò a correre.
Erano una famigliola felice ed abitavano vicino ad un bosco, lontano da ogni paese e città.
Non mancava niente a Lulù, perché Blu ed il babbo facevano a gara per renderla felice. Di giorno, giocava e correva nei prati con Blu, per poi cadere esausta la sera fra le braccia del babbo, ascoltando una fiaba vicino al focolare.
Per lei il mondo era composto solo da loro tre e nulla voleva di più.
Ma un giorno quel mondo perfetto si spezzò.
Vicino al focolare, in una fredda sera d'inverno, il babbo prese Lulù sulle sue gambe ed invece della solita fiaba, ne iniziò una diversa che lo vedeva protagonista.
"C'era una volta un sentiero nella foresta, ma chi lo imboccava, più indietro non tornava.
A nessuno era dato conoscere la meta di quella via. Tutti sapevano però che per quella strada ci s'incammina solo quando la propria ora s'avvicina.
Un giorno, un uomo decise di imboccare quel sentiero, un po' in anticipo rispetto al suo destino. Ma lo fece per il bene della sua bambina, perché lo ricordasse sempre come l'aveva conosciuto sino a qualche istante prima."
Infine concluse. "In quella strada stretta si passa solo uno per volta. Hai capito Lulù? Per questo non puoi venire anche tu."
Lulù non capiva dove il babbo dovesse andare ma di certo non se ne voleva distaccare. Quindi lo guardò negli occhi e gli disse:
"Babbo ma se la strada è stretta, vorrà dire che tu mi porterai tra le tue braccia ed io terrò fra le mie Blu. Così ci passeremo anche in tre! Noi saremo per te solo un piccolo fardello, ma così il tuo cammino sarà più gioioso… anche se un po' meno snello."
Il babbo sorrise, mentre una lacrima gli percorreva il viso. Lulù, quindi, gli chiese:
"Ma babbo sorridi o piangi? Non sai se essere felice o triste? Forse perché dovrai portare il nostro peso per avere un po' di compagnia?"
"Nessun fardello sarebbe per me così dolce da portare e mai lacrima solcherebbe il mio viso a quel pensiero. Sono triste perché per quella strada sarò da solo e non ci sarete più voi a tenermi compagnia."
"Ma babbo, quando tornerai?"
"Il sentiero che io prenderò mi porterà lontano, Lulù, così lontano che non tornerò indietro mai più.
Ma quel sentiero in realtà, ha un piccolo segreto. E' un sentiero magico. Solo ai bambini ed a chi, in cuor suo, è simile a loro, è dato vederlo. Percorrendo quel sentiero, chi tornerà come bambino, rivedrà tutta la sua vita come in un film. Quando lo vorrà, potrà parlare e stare di nuovo con le persone che ha amato di più."
Lulù ascoltava a bocca aperta.
"Tu sei fra questi, Lulù. Lo so. Noi ci rivedremo su quel sentiero dove staremo insieme tutte le volte che vorrai, anche se non potremo più stringerci. Ma ricorda: solo se lo desidererai veramente."
"Babbo questa favola non mi piace molto. Come s'intitola?"
"Non ha un titolo preciso. Se ne avesse uno, credo potrebbe essere… "il sentiero dei ricordi". Sì, proprio così."
"Buona notte babbo."
E per l'ultima volta Lulù, si accovacciò fra le sue braccia e sognò che il babbo s'incamminava verso il bosco. Quando vi giunse, vide un sentiero aprirsi davanti a lui, ed allora il Babbo si voltò sorridendo, e lo indicò a Lulù. Salutò con la mano e scomparve. Non lo rivide mai più.
Passarono gli anni e Lulù cercò quel sentiero nel bosco, dietro cespugli ed alberi, ma senza trovarlo mai.
Una notte fece un sogno, dove si rivedeva bambina in compagnia del babbo, seduta sulle sue ginocchia. Per gioco, scappava nel bosco e non riusciva più a tornare indietro. Sentiva la voce lontana del babbo che non poteva raggiungere. C'erano molti sentieri ma non sapeva quale fosse quello che la riportasse da lui. Così, chiuse gli occhi, si concentrò su quella voce lontana ed iniziò a camminare. Quando li riaprì, vide che il sentiero che aveva intrapreso, la stava riportando dritta da lui.
La mattina seguente decise di andare nel bosco a cercare quel sentiero allo stesso modo, anche nella realtà.
Si ritrovò di fronte ad un bivio e chiuse gli occhi. Stava tornando indietro con la memoria ai giorni più lontani e felici della sua vita. Quando le sembrò il momento, si lasciò andare ed iniziò a camminare con gli occhi ancora chiusi. Per un attimo, le parve di essere tornata bambina e di sentire la voce del babbo a pochi passi da lei. Riaprì gli occhi per paura di finire addosso a qualcosa e tutto sparì.
Si convinse a riprovare. Stavolta era decisa ad andare sino in fondo, costi quello che costi.
Ed accadde. Aveva gli occhi chiusi e correva a fianco del babbo che era fiero di lei. Sentiva la sua voce mentre le stava vicino. Infine, decise di provare a toccarlo e si avvicinò a lui per farsi stringere dalle sue braccia. Ma in quel momento qualcosa si frappose tra loro e si ritrovò per terra, ancora con gli occhi chiusi.
Era risoluta a non aprirli. Il babbo era lì con lei e la stava guardando. Poi, con un sorriso sulle labbra, le disse:
"Ti avevo detto che non avremmo potuto stringerci ancora, ricordi?"
Si avvicinò a lei e le sussurrò alcune parole, come quando da piccola si addormentava sulle sue ginocchia, vicino al focolare:
"Ciao Lulù, ce ne hai messo di tempo. Ma sapevo che un giorno ce l'avresti fatta. Sapevo che ti saresti lasciata andare per il sentiero dei ricordi senza freni e senza paure. Solo così ci saremmo rivisti. Ed eccoci qua. Sei grande ormai. Ed io sono fiero di te. Sarò sempre qui ad aspettarti se mi vorrai rivedere. Ricorda però che più crescerai e più difficile sarà per te abbandonare ogni remora e lasciarti andare di corsa, giù per il sentiero. Ora vado Lulù. Apri gli occhi e torna pure indietro. E' stato bello rivederti. A presto".
Quando riaprì gli occhi, si accorse che erano bagnati di lacrime. Stava per terra ai piedi di un tronco molto grande, ed era felice.
Camminando verso casa, saltellava e rideva a squarciagola come non le accadeva da tempo. Sentì in lontananza abbaiare il sua cane, Blu.
Il sentiero era terminato. Fu sul punto di voltarsi indietro per cercare di immortalarlo con un ultimo sguardo. Ma sapeva che sarebbe stato inutile. Quel sentiero non si poteva vedere ad occhi aperti, perché stava solo dentro di lei. Chiuse quindi gli occhi e ricominciò a correre.
sabato 5 maggio 2007
La Prescelta
Sesto San Giovanni. Sesta strada. Numero sei.
Leila è sulla porta di casa, cerca le chiavi nella borsetta, le infila nella serratura e nell'aprire si risveglia come da un lungo sonno.
Entrando in casa, di primo acchito, avverte una strana sensazione dentro di se ma non capisce da cosa possa derivare. Non sa che ore sono e guarda l'orologio. Sono le sei. Il suo pensiero è subito:
"Ma non dovrei essere qui a quest'ora..... perché sono rientrata adesso? Ah.....". Una forte fitta alla testa la coglie impreparata.
Si accascia per terra, con l'ansia che prende il sopravvento in lei. Rimane un po' così, rannicchiata sul parquet, con la mente che si rifiuta di prendere possesso del corpo. Lentamente si riprende. Con un gesto istintivo, afferra il telecomando ed accende la tv. Senza pensare, si dirige verso il frigorifero per bere un po' d'acqua, mentre scorrono le notizie in sottofondo, quando all'improvviso si blocca.
Il cronista aggiorna gli ascoltatori sui risultati sportivi della domenica. Un fremito la scuote.
"Impossibile! Oggi è venerdì!" Esclama.
Prende il cellulare e guarda sul visore. Sembra indicare proprio un lunedì. Corre allora verso la cassetta della posta. Il giornale è già arrivato. Lo prende e lo apre con le mani tremanti. Deve sedersi. Non c'è più dubbio. E' lunedì. Lunedì ...
Scorre inconsciamente le notizie di prima pagina, non le interessano ma è un gesto automatico, per non pensare, per non dover cercare di capire subito cosa sta succedendo. Le pare che la situazione sia più grande di quanto la sua mente riesca a contenere.
Fruga nella borsetta, cerca le sigarette, le trova.
Una seconda sorpresa la fa rabbrividire.
Quelle non sono le sue sigarette. Almeno, non sono quelle che prende di solito e non le risulta d'averle mai fumate. Cosa ci fanno nella sua borsetta? Molte domande si affacciano ora alla sua mente, tutte nello stesso istante. L'ansia si trasforma in angoscia. Prende in mano una sigaretta, fa per metterla in bocca istintivamente, ma poi si ferma e la guarda.
E se non fossero sue, chi avrebbe potuto metterle lì dentro? Ma soprattutto quando e dove? Butta la sigaretta sul tavolo, cammina avanti ed indietro dalla cucina all'ingresso, con la testa fra le mani. Si arresta.
"Bisogna mantenere la calma", si dice.
"Cosa potrebbe essere successo in questi tre giorni? Perché sembrano spariti dalla mia mente?"
Cerca, sforzandosi, di ricordare. La testa in questi tentativi le fa molto male. E' come se non riuscisse a spingersi facilmente in quella parte della sua mente in cui dimorano i ricordi.
Venerdì mattina, ecco, ora rammenta.
È in ritardo, si infila velocemente le cose che aveva addosso la sera prima, la gonna, la camicia, prende una giacca dall'armadio, quella nera in pelle.
Ritorna in sé. Ora si guarda, controlla di nuovo. Non c'è dubbio è ancora vestita come venerdì!
Torna alla cassetta della posta. Poco prima, per l'apprensione, non vi aveva fatto caso. Ci sono ancora i giornali dei giorni scorsi. Quindi non è mai tornata a casa da Venerdì.
Si stende sul letto e faticosamente tenta di riunire gli ultimi eventi che trova nella sua mente. Niente.
Il nulla è l'unica cosa che esiste nella sua testa da venerdì scorso. Sembra tutto inutile.
Si convince che la cosa migliore è fare una doccia per togliersi di dosso lo stress e calmarsi un attimo. Si spoglia della gonna e della camicetta in bagno, poi si guarda, incredula.
Non riconosce quel completo intimo che indossa. Non l'ha mai visto prima d'ora. Eppure lo indossa, è della sua misura, nero, di un tessuto sintetico. Ora l'angoscia le fa quasi mancare il respiro e con movimenti rapidi, forse per rimuovere con esso lo stesso pensiero, se lo toglie e lo butta lontano da lei.
Entra velocemente nella doccia e si getta sotto l'acqua fredda, cercando di non pensare, ma con il cuore in gola.
Compie i soliti gesti abitudinari, assillata da cosa quest'ultima novità potesse significare, quando una scoperta ben più disarmante sembra toglierle ogni eventuale dubbio su alcuni trascorsi di quei tre giorni. Passandosi una mano nel basso ventre, non trova il solito ostacolo villoso a fermare l'avanzata delle dita ed alla luce di un più completo esame, scopre che le sue intimità sono ora rasate, lisce, come quando era bambina.
Sente che sta sudando anche se è sotto l'acqua corrente. Immobile, nella doccia, cerca di comprendere la portata della cosa. L'unico pensiero che le sovviene, è l'incredulità di tutto questo che sembra un incubo ed invece, è proprio la realtà.
Nel tentativo d'immaginare cosa può esserle successo, la sua mente si rifiuta di pensare e preferisce delegare tutto al subconscio. Esce nuda ed ancora bagnata dalla doccia, si precipita alla ricerca delle sigarette e questa volta senza indugio, ne porta una alla bocca e l'accende, aspirando profondamente.
Poi, un ricordo le trafigge la mente.
Non è un ricordo di quei tre giorni, è di una settimana prima. Le sembra di aver letto un articolo sul giornale che parlava di una ragazza, di una storia che allora le pareva inverosimile e alla quale aveva dato poco peso, smettendo di leggere l'articolo in questione a metà.
Ora ricorda. Parlava di una ragazza scomparsa per pochi giorni. Era sparita, la polizia l'aveva cercata, sembrava fosse stata rapita ed invece al suo ritorno.....
Poi nulla, non ricorda, ma il giornale di quel giorno crede di averlo ancora nel ripostiglio. Si, certamente, deve esserci.
Si dirige fumando sempre più avidamente, verso il ripostiglio. Butta per terra i giornali, finché non lo trova. E' quello di un martedì, di una settimana prima. Lo apre con le mani ancora bagnate.
L'articolo si intitola: Ricompare dopo tre giorni, misteriosamente come era scomparsa.
Parla di una ragazza italo-americana come lei, di vent'anni, della quale la madre aveva denunciato la sparizione. La ragazza era tornata a casa da sola, in evidente stato confusionale ma la cosa più terrificante per Leila era che, come lei, non ricordava assolutamente nulla dei tre giorni precedenti e anche il suo nome era …Leila.
Si blocca per un attimo. Non può che continuare a leggere con trepidazione crescente.
Al suo ritorno, la ragazza aveva i capelli tagliati a zero e sulla schiena un piccolo tatuaggio in caratteri gotici, scritto al contrario, riportante una sorta di enigma gli inquirenti non erano riusciti a comprendere, e diceva: " dove 6, chi 6, come 6 ".
Leila fa un balzo all'indietro. Le manca il fiato.
Dopo qualche istante, mette una mano sulla schiena, dove avverte uno strano e persistente prurito.
Si pone davanti allo specchio.
Lentamente si volta.
C'è un tatuaggio che prima non c’era...
Prologhi:
http://prologhi.blogspot.com
Leila è sulla porta di casa, cerca le chiavi nella borsetta, le infila nella serratura e nell'aprire si risveglia come da un lungo sonno.
Entrando in casa, di primo acchito, avverte una strana sensazione dentro di se ma non capisce da cosa possa derivare. Non sa che ore sono e guarda l'orologio. Sono le sei. Il suo pensiero è subito:
"Ma non dovrei essere qui a quest'ora..... perché sono rientrata adesso? Ah.....". Una forte fitta alla testa la coglie impreparata.
Si accascia per terra, con l'ansia che prende il sopravvento in lei. Rimane un po' così, rannicchiata sul parquet, con la mente che si rifiuta di prendere possesso del corpo. Lentamente si riprende. Con un gesto istintivo, afferra il telecomando ed accende la tv. Senza pensare, si dirige verso il frigorifero per bere un po' d'acqua, mentre scorrono le notizie in sottofondo, quando all'improvviso si blocca.
Il cronista aggiorna gli ascoltatori sui risultati sportivi della domenica. Un fremito la scuote.
"Impossibile! Oggi è venerdì!" Esclama.
Prende il cellulare e guarda sul visore. Sembra indicare proprio un lunedì. Corre allora verso la cassetta della posta. Il giornale è già arrivato. Lo prende e lo apre con le mani tremanti. Deve sedersi. Non c'è più dubbio. E' lunedì. Lunedì ...
Scorre inconsciamente le notizie di prima pagina, non le interessano ma è un gesto automatico, per non pensare, per non dover cercare di capire subito cosa sta succedendo. Le pare che la situazione sia più grande di quanto la sua mente riesca a contenere.
Fruga nella borsetta, cerca le sigarette, le trova.
Una seconda sorpresa la fa rabbrividire.
Quelle non sono le sue sigarette. Almeno, non sono quelle che prende di solito e non le risulta d'averle mai fumate. Cosa ci fanno nella sua borsetta? Molte domande si affacciano ora alla sua mente, tutte nello stesso istante. L'ansia si trasforma in angoscia. Prende in mano una sigaretta, fa per metterla in bocca istintivamente, ma poi si ferma e la guarda.
E se non fossero sue, chi avrebbe potuto metterle lì dentro? Ma soprattutto quando e dove? Butta la sigaretta sul tavolo, cammina avanti ed indietro dalla cucina all'ingresso, con la testa fra le mani. Si arresta.
"Bisogna mantenere la calma", si dice.
"Cosa potrebbe essere successo in questi tre giorni? Perché sembrano spariti dalla mia mente?"
Cerca, sforzandosi, di ricordare. La testa in questi tentativi le fa molto male. E' come se non riuscisse a spingersi facilmente in quella parte della sua mente in cui dimorano i ricordi.
Venerdì mattina, ecco, ora rammenta.
È in ritardo, si infila velocemente le cose che aveva addosso la sera prima, la gonna, la camicia, prende una giacca dall'armadio, quella nera in pelle.
Ritorna in sé. Ora si guarda, controlla di nuovo. Non c'è dubbio è ancora vestita come venerdì!
Torna alla cassetta della posta. Poco prima, per l'apprensione, non vi aveva fatto caso. Ci sono ancora i giornali dei giorni scorsi. Quindi non è mai tornata a casa da Venerdì.
Si stende sul letto e faticosamente tenta di riunire gli ultimi eventi che trova nella sua mente. Niente.
Il nulla è l'unica cosa che esiste nella sua testa da venerdì scorso. Sembra tutto inutile.
Si convince che la cosa migliore è fare una doccia per togliersi di dosso lo stress e calmarsi un attimo. Si spoglia della gonna e della camicetta in bagno, poi si guarda, incredula.
Non riconosce quel completo intimo che indossa. Non l'ha mai visto prima d'ora. Eppure lo indossa, è della sua misura, nero, di un tessuto sintetico. Ora l'angoscia le fa quasi mancare il respiro e con movimenti rapidi, forse per rimuovere con esso lo stesso pensiero, se lo toglie e lo butta lontano da lei.
Entra velocemente nella doccia e si getta sotto l'acqua fredda, cercando di non pensare, ma con il cuore in gola.
Compie i soliti gesti abitudinari, assillata da cosa quest'ultima novità potesse significare, quando una scoperta ben più disarmante sembra toglierle ogni eventuale dubbio su alcuni trascorsi di quei tre giorni. Passandosi una mano nel basso ventre, non trova il solito ostacolo villoso a fermare l'avanzata delle dita ed alla luce di un più completo esame, scopre che le sue intimità sono ora rasate, lisce, come quando era bambina.
Sente che sta sudando anche se è sotto l'acqua corrente. Immobile, nella doccia, cerca di comprendere la portata della cosa. L'unico pensiero che le sovviene, è l'incredulità di tutto questo che sembra un incubo ed invece, è proprio la realtà.
Nel tentativo d'immaginare cosa può esserle successo, la sua mente si rifiuta di pensare e preferisce delegare tutto al subconscio. Esce nuda ed ancora bagnata dalla doccia, si precipita alla ricerca delle sigarette e questa volta senza indugio, ne porta una alla bocca e l'accende, aspirando profondamente.
Poi, un ricordo le trafigge la mente.
Non è un ricordo di quei tre giorni, è di una settimana prima. Le sembra di aver letto un articolo sul giornale che parlava di una ragazza, di una storia che allora le pareva inverosimile e alla quale aveva dato poco peso, smettendo di leggere l'articolo in questione a metà.
Ora ricorda. Parlava di una ragazza scomparsa per pochi giorni. Era sparita, la polizia l'aveva cercata, sembrava fosse stata rapita ed invece al suo ritorno.....
Poi nulla, non ricorda, ma il giornale di quel giorno crede di averlo ancora nel ripostiglio. Si, certamente, deve esserci.
Si dirige fumando sempre più avidamente, verso il ripostiglio. Butta per terra i giornali, finché non lo trova. E' quello di un martedì, di una settimana prima. Lo apre con le mani ancora bagnate.
L'articolo si intitola: Ricompare dopo tre giorni, misteriosamente come era scomparsa.
Parla di una ragazza italo-americana come lei, di vent'anni, della quale la madre aveva denunciato la sparizione. La ragazza era tornata a casa da sola, in evidente stato confusionale ma la cosa più terrificante per Leila era che, come lei, non ricordava assolutamente nulla dei tre giorni precedenti e anche il suo nome era …Leila.
Si blocca per un attimo. Non può che continuare a leggere con trepidazione crescente.
Al suo ritorno, la ragazza aveva i capelli tagliati a zero e sulla schiena un piccolo tatuaggio in caratteri gotici, scritto al contrario, riportante una sorta di enigma gli inquirenti non erano riusciti a comprendere, e diceva: " dove 6, chi 6, come 6 ".
Leila fa un balzo all'indietro. Le manca il fiato.
Dopo qualche istante, mette una mano sulla schiena, dove avverte uno strano e persistente prurito.
Si pone davanti allo specchio.
Lentamente si volta.
C'è un tatuaggio che prima non c’era...
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