« Carissimi radio ascoltatori bentrovati su Radio Attiva la prima radio ad ospitare un programma a sostegno dell’energia nucleare, pulita, sicura e alla portata di tutti.
Oggi cominceremo ad irradiarvi con gli incredibili vantaggi che ci possono essere nell’avere una nuova centrale nucleare anche nella vostra città. Siamo in linea con un fortunato radioascoltatore che ha già goduto dei privilegi di chi può vantare nel proprio territorio una centrale di nuova generazione.
Buongiorno sig. Ivo da Ca’ dell’Oppio, in provincia di Verona, ci sente ? Siamo in linea. Pronto mi sente ?!
- Pr…prontoo ! Adesso … ho alzato la radio, vi sento forte e chiaro ! Sono un po’ sordo, scusate. Buongiorno a tutti.
- Ecco, bene Ivo, lei a che distanza abita dalla centrale ?
- Eh, sarà un Km, è appena al di là del fiume.
- E ci dica, perchè si è trasferito lì ?
- Eh… perché mi hanno comprato…
- In che senso scusi.. ?!
- Nel senso, che mi han trovato un lavoro qui nella centrale, mi han comprato la casa, col giardino e tutto il resto! Eravamo in 4 in famiglia in un monolocale in città e così siam venuti in campagna, in mezzo alla natura…
- Ma certo, all’aria pura ! E anche questo è uno dei vantaggi di abitare vicino ad una centrale di nuova generazione, sicura e pulita, vero sig. Ivo?
- Eh…pronto… negli ultimi giorni non ci sento bene, scusate... ho un problema all’udito…
- Sarà il collegamento… ma ci dica invece qualche altro vantaggio dell’avere una centrale nelle vicinanze Sig. Ivo, come ad esempio l’elettricità al 50 per cento in meno, gli incentivi governativi, gli sgravi fiscali ecc.
- Si, si… le bollette sono molto meno care e le verdure nell’orto diventano grosse il doppio ! Mai visto delle zucchine così, sembrano angurie!
- …questo non è importante Ivo …
- A proposito, non so se si può dire… ma ultimamente perfino le tette della Gina, mia moglie, sono aumentate straordinariamente di volume ! Saranno il triplo, deve essere l’aria …
- Ma Sig. Ivo … non si dicono queste cose alla radio ! Insomma mi pare di capire che anche sua moglie è contenta, e così tutta la famiglia, giusto ?
- Si, si, tutti…tranne la Ketty, mia figlia, perché le è appena morto il gatto…
- Ah che peccato, ma sarà stato per cause naturali vero Sig. Ivo ?! Si concentri su tutti i vantaggi che ha adesso…
- Beh, cause naturali, mica tanto…è stato mangiato… da un Topo ! Sarà stato il doppio di lui, l’ho visto anch’io. Qua in campagna girano di quelle pantegane negli ultimi tempi…
- Cosa vuole mai Sig. Ivo, era un gatto di città…cosa pretende ?
- Sarà…però adesso la Ketty ha paura ad uscire di casa.
- Sig. Ivo, le ricordo che non si possono dire certe cose alla radio.
- Cosa ho detto stavolta ? Non ho mica parlato delle tette della Gina…
- Sig. Ivo, la parola « paura » è stata bandita dalla deontologia professionale di Radio Attiva perchè crea inutile allarmismo, e la invito quindi a non usarla a vanvera, al pari di altre parole che lei già conosce di questa lista, fornitale prima della trasmissione...
- …tipo Radioattività ?
- Sig. Ivo , come si permette ?!
- …scusi, scusi…ma non ho mai capito perché « Radio-attiva » si può dire e radio attività no ?!
- Sig. Ivo non faccia giochi di parole ! Radio Attiva è il nome della nostra Radio da molto tempo prima che installassero le nuove centrali in Italia e non va confusa con altre parole simili nel suono ma di tuttaltro significato, che lei sta usando e che io certo non ripeterò !
- ...e si può dire che ormai mi chiamano tutti «Ivo il radioattivo »?
- Aspetti… c’è un comunicato dalla regia…dunque, ci comunicano, cari ascoltatori, che lo sponsor ha deciso che la parola « radioattiva » sarà inserita nella lista delle parole non gradite … un attimo…come è possibile ? Ma se è il nome della nostra Radio, come facciamo a non dirla più ?! …Ah…devo continuare col comunicato ? Speriamo in bene …e quindi… « il nome della radio sarà cambiato, e d’ora in poi in linea con la trasmissione attualmente in onda, di grande successo, la radio si chiamerà : Radio Atomica energia pulita » ! …Radio Atomica…ma sono impazziti tutti qui?!
Si lo so che sono in diretta, ma di questo sponsor non se ne può più ! Prima si compera la radio, poi ci costringe a fare questa trasmissione Pro-nucleare, e persino ad avere una lista di parole non gradite ! E adesso vuole farci cambiare nome perché suona antinucleare ! Ma chi è questo « sponsor » ? Non sarà mica sempre Lui, vero ??
- Pr…prontoo… son Ivo…’sa succede ? Non sento…
- E questo cos’è, un altro comunicato della regia ? Cristo santo… io sarei licenziato seduta stante, tra l’altro in diretta !? Bene ! Allora sapete che vi dico ? Fanculo lo sponsor ! Dovevo capirlo subito che ci ha comprati per farci tacere…
- …pronto son sempre Ivo, sono ancora in linea… devo rimanere al telefono ?
- Ivo cosa fa ancora lì ? Non si lasci ipnotizzare dalle tette della Gina ! Prima di diventare sordo del tutto, o di fare la fine del gatto… è meglio che torni in città !
Quanto a me, cari ascoltatori, vorrei lasciarvi col nostro vecchio slogan che da un po’ di tempo ci hanno vietato…
« Radio Attiva vi contamina « solo » con la sua allegria, tutti i giorni dalle 7.00 alle 24.00 » ! Ma ora, prima che mi censurino in diretta, mi rimane solamente da consigliarvi, finché potete... di cambiare canaleee… !! »
sabato 26 marzo 2011
sabato 19 febbraio 2011
SANREMO - Vince: « Mama mia dami cento euro… che in Italia volio andar! »
- Ah, che bella l’Italia vista dalla TV !
Di là del mar, attorno ad un piccolo schermo, si riunivano ogni sera Alì ed i suoi amici, per il grande evento della serata. In trepidante attesa, col fiato sospeso, tutti si chiedevano quale sarebbe stato stasera il tema dello stacchetto delle Veline.
Eccole! Fulgide, sorridenti e disponibili come tutte le italiane, scodinzolavano in attesa di un giovane africano, o almeno così amavano sognare laggiù.
Grazie alla TV, per un’ora sembrava proprio di essere in Italia. Ma come tutti i sogni anche questo finiva, e si tornava col sedere su una spiaggia africana, a guardar il mar che separava l’Africa dalla terra promessa.
Soldi, automobili sportive e belle donne. Il Belpaese era lì a poche ore di barca ed al tempo stesso, irraggiungibile. Ma grazie alla TV italiana, almeno, era possibile continuare a guardare gli altri che mangiano il gelato, anche se purtroppo, attraverso la finestra della gelateria. Sempre meglio di niente.
Finché un bel giorno tutto cambiò.
In Africa scoppiò il caos, e molti decisero che era il momento giusto per andarsene. Il primo a farlo fu proprio il Presidente del Paese, chi l’avrebbe mai detto !
In tanti decisero che valeva la pena di prendersi qualche rischio, piuttosto che rimanere alla finestra per tutta la vita.
E fu così che pure Alì decise di andare in Italia.
Non era proprio una vera barca quella su cui era salito, ma se ne accorse solo dopo aver dato tutti i soldi che la mamma aveva risparmiato in una vita, al capitano… più o meno l’equivalente di un pieno di benzina in Italia.
La traversata fu veloce e fortunata. C’era addirittura il comitato di benvenuto in divisa ad attenderli, su una barca militare italiana.
Mise piede in Italia, sfinito, ma entusiasta al tempo stesso, perché la TV italiana gli si avvicinò per un’ intervista ! Nel mentre si sistemava la camicia, pensando che l’avrebbero visto persino in Africa, gli chiesero cosa era venuto a cercare in Italia. Lui rispose con la prima parola italiana che gli venne in mente:
- Libertà !
Il giorno dopo era rinchiuso assieme a tutti gli altri in un centro d’accoglienza, con sbarre alte come un minareto, che gli ricordavano tanto le galere africane. E non c’era neanche la TV !
Per la prima volta gli venne il dubbio che non proprio tutto in Italia fosse meglio che in africa.
Ma ci voleva altro per far disperare Alì!
Dopo qualche mese lì dentro, sentì alcuni usare delle parole tipicamente italiane che lui non conosceva, come «condono » ed «asilo politico », ed in men che non si dica si ritrovò in aperta campagna.
E lì, gli offrirono subito un lavoro ! L’Italia era sempre sorprendente.
Il boss era una persona equa, e gli spiegò che siccome lui veniva dall’Africa, doveva essere pagato con uno stipendio africano.
Logico in fondo. Alì non ebbe niente da obiettare.
Poteva anche dormire vicino agli altri animali, nella stalla, e mangiare tutto quello che mangiavano loro. Senza limiti. Altro che Africa !
Quando dopo qualche mese chiese quanto avesse accumulato raccogliendo pomodori, gli risposero che, tolto vitto e alloggio, in realtà era lui che doveva una bella sommetta al boss, e stava crescendo giorno dopo giorno.
Mentre rifletteva sulla particolarità del mercato del lavoro in Italia, che non aveva ancora del tutto chiara, gli proposero di saldare il suo debito mettendosi nel commercio.
Alì, conobbe il libero mercato.
Una settimana dopo, si ritrovò di nuovo al centro d’accoglienza, che nel frattempo aveva cambiato nome, e ora si chiamava « centro di Espulsione ».
Gli spiegarono che in Italia c’era una legge contro il fumo che lui aveva infranto, in quanto non si poteva vendere fumo, o quanto meno non fumo africano. Quindi, stipendio africano sì, ma fumo africano no ?!
Si vede che in Italia c’erano già abbastanza venditori di fumo.
Ogni giorno si scopriva una cosa nuova nel belpaese.
Una settimana dopo, gli dissero che per non tornare subito in Africa, aveva solo un modo. Scrivere una lettera e chiedere la Grazia al Presidente. E lui lo fece.
« Sua Grazia Presidente,
Mi scuso pel mio italiano, ma io ho imparato italiano alla TV. Le sue TV, Presidente.
Grazie alle sue TV ci sentiamo tutti più Italiani, anche in Africa. Grazie Presidente.
Nostro povero Paese, rimasto senza Presidente ora. Abbiamo bisogno di nuovo Presidente. Lei Presidente Milan, Presidente TV, e Presidente Italia. Perché non può essere anche Presidente d’Africa ?!
Mi hanno detto di scrivere questa lettera di Grazie. E io dico tante Grazie Presidente !
Grazie a lei Africa e Italia ora sono molto più vicine di prima. Anche Italiani pensano la stessa cosa. Anche Italiani dicono che grazie a lei… Italia è come Africa !
I problemi d’Italia sono i problemi di africa. Donne molto belle, ma troppo care ! Giustizia che non ti da mai ragione… e arbitri che non tifano per Milan !
Africa non può stare senza Italia, ma Italia non può stare senza Africa.
Chi fa ancora bambini in Italia ? Chi raccoglie pomodori gratis?
E’ momento di festeggiare, Presidente.
E non solo le vittorie del Milan.
Io dico bisogna festeggiare, i 150 anni di Italia… anche in Africa!
Infatti, anche grazie a lei Presidente, dopo 150 anni, Italia e Africa sono ormai la stessa cosa !
Grazia Presidente ! »
Qualche giorno dopo Alì fu espulso, forse solo perché fra tutti i Presidenti a cui aveva scritto, mancava quello meno famoso, ma pur sempre…per ora, l’unico Presidente della Repubblica Italiana.
Di là del mar, attorno ad un piccolo schermo, si riunivano ogni sera Alì ed i suoi amici, per il grande evento della serata. In trepidante attesa, col fiato sospeso, tutti si chiedevano quale sarebbe stato stasera il tema dello stacchetto delle Veline.
Eccole! Fulgide, sorridenti e disponibili come tutte le italiane, scodinzolavano in attesa di un giovane africano, o almeno così amavano sognare laggiù.
Grazie alla TV, per un’ora sembrava proprio di essere in Italia. Ma come tutti i sogni anche questo finiva, e si tornava col sedere su una spiaggia africana, a guardar il mar che separava l’Africa dalla terra promessa.
Soldi, automobili sportive e belle donne. Il Belpaese era lì a poche ore di barca ed al tempo stesso, irraggiungibile. Ma grazie alla TV italiana, almeno, era possibile continuare a guardare gli altri che mangiano il gelato, anche se purtroppo, attraverso la finestra della gelateria. Sempre meglio di niente.
Finché un bel giorno tutto cambiò.
In Africa scoppiò il caos, e molti decisero che era il momento giusto per andarsene. Il primo a farlo fu proprio il Presidente del Paese, chi l’avrebbe mai detto !
In tanti decisero che valeva la pena di prendersi qualche rischio, piuttosto che rimanere alla finestra per tutta la vita.
E fu così che pure Alì decise di andare in Italia.
Non era proprio una vera barca quella su cui era salito, ma se ne accorse solo dopo aver dato tutti i soldi che la mamma aveva risparmiato in una vita, al capitano… più o meno l’equivalente di un pieno di benzina in Italia.
La traversata fu veloce e fortunata. C’era addirittura il comitato di benvenuto in divisa ad attenderli, su una barca militare italiana.
Mise piede in Italia, sfinito, ma entusiasta al tempo stesso, perché la TV italiana gli si avvicinò per un’ intervista ! Nel mentre si sistemava la camicia, pensando che l’avrebbero visto persino in Africa, gli chiesero cosa era venuto a cercare in Italia. Lui rispose con la prima parola italiana che gli venne in mente:
- Libertà !
Il giorno dopo era rinchiuso assieme a tutti gli altri in un centro d’accoglienza, con sbarre alte come un minareto, che gli ricordavano tanto le galere africane. E non c’era neanche la TV !
Per la prima volta gli venne il dubbio che non proprio tutto in Italia fosse meglio che in africa.
Ma ci voleva altro per far disperare Alì!
Dopo qualche mese lì dentro, sentì alcuni usare delle parole tipicamente italiane che lui non conosceva, come «condono » ed «asilo politico », ed in men che non si dica si ritrovò in aperta campagna.
E lì, gli offrirono subito un lavoro ! L’Italia era sempre sorprendente.
Il boss era una persona equa, e gli spiegò che siccome lui veniva dall’Africa, doveva essere pagato con uno stipendio africano.
Logico in fondo. Alì non ebbe niente da obiettare.
Poteva anche dormire vicino agli altri animali, nella stalla, e mangiare tutto quello che mangiavano loro. Senza limiti. Altro che Africa !
Quando dopo qualche mese chiese quanto avesse accumulato raccogliendo pomodori, gli risposero che, tolto vitto e alloggio, in realtà era lui che doveva una bella sommetta al boss, e stava crescendo giorno dopo giorno.
Mentre rifletteva sulla particolarità del mercato del lavoro in Italia, che non aveva ancora del tutto chiara, gli proposero di saldare il suo debito mettendosi nel commercio.
Alì, conobbe il libero mercato.
Una settimana dopo, si ritrovò di nuovo al centro d’accoglienza, che nel frattempo aveva cambiato nome, e ora si chiamava « centro di Espulsione ».
Gli spiegarono che in Italia c’era una legge contro il fumo che lui aveva infranto, in quanto non si poteva vendere fumo, o quanto meno non fumo africano. Quindi, stipendio africano sì, ma fumo africano no ?!
Si vede che in Italia c’erano già abbastanza venditori di fumo.
Ogni giorno si scopriva una cosa nuova nel belpaese.
Una settimana dopo, gli dissero che per non tornare subito in Africa, aveva solo un modo. Scrivere una lettera e chiedere la Grazia al Presidente. E lui lo fece.
« Sua Grazia Presidente,
Mi scuso pel mio italiano, ma io ho imparato italiano alla TV. Le sue TV, Presidente.
Grazie alle sue TV ci sentiamo tutti più Italiani, anche in Africa. Grazie Presidente.
Nostro povero Paese, rimasto senza Presidente ora. Abbiamo bisogno di nuovo Presidente. Lei Presidente Milan, Presidente TV, e Presidente Italia. Perché non può essere anche Presidente d’Africa ?!
Mi hanno detto di scrivere questa lettera di Grazie. E io dico tante Grazie Presidente !
Grazie a lei Africa e Italia ora sono molto più vicine di prima. Anche Italiani pensano la stessa cosa. Anche Italiani dicono che grazie a lei… Italia è come Africa !
I problemi d’Italia sono i problemi di africa. Donne molto belle, ma troppo care ! Giustizia che non ti da mai ragione… e arbitri che non tifano per Milan !
Africa non può stare senza Italia, ma Italia non può stare senza Africa.
Chi fa ancora bambini in Italia ? Chi raccoglie pomodori gratis?
E’ momento di festeggiare, Presidente.
E non solo le vittorie del Milan.
Io dico bisogna festeggiare, i 150 anni di Italia… anche in Africa!
Infatti, anche grazie a lei Presidente, dopo 150 anni, Italia e Africa sono ormai la stessa cosa !
Grazia Presidente ! »
Qualche giorno dopo Alì fu espulso, forse solo perché fra tutti i Presidenti a cui aveva scritto, mancava quello meno famoso, ma pur sempre…per ora, l’unico Presidente della Repubblica Italiana.
domenica 13 febbraio 2011
Reuters - Cenerentola Rubacuori. Una favola moderna
C’era una volta in Africa una bimba che sognava il principe azzurro, e decise che nella vita avrebbe fatto di tutto per potersi sposare con questo principe, ovunque lui si trovasse.
Quando fu più grande, cominciò a capire che non avrebbe mai potuto trovare un principe nel suo povero paese nordafricano. Un vero principe doveva avere, se non un vero e proprio castello, almeno una villa con piscina e auto di lusso! E quindi decise di andarsene a cercarlo altrove, magari in Europa.
Dopo aver girato alcuni Stati europei, giunse in un bel paese, che per certi versi le ricordava pure la sua Africa, quanto meno per gli abitanti. Era giunta in Italia.
La gente lì era più solare, gentile, e non aveva in mente solo il lavoro. Tutti gli uomini, ad esempio, le proponevano di diventare il suo principe azzurro, magari anche solo per una sera…
Questa novità che all’inizio le sembrava strana, col tempo cominciò a piacerle molto.
Infatti, riceveva così un sacco di regali, e trascorreva serate sempre in posti diversi. Certo, il fatto che ci fossero in giro così tanti potenziali principi azzurri, cominciò a confonderle le idee. Se ne avesse scelto uno infatti, avrebbe perso tutti gli altri… regali compresi!
Forse anche per questa sua incapacità di scegliere, finì per inguaiare molti cuori solitari, che le affibiarono l’appellativo di “Rubacuori”.
La vita scorreva per lei frenetica nel bel paese, finché un giorno qualcuno la convinse che il principe azzurro esisteva veramente, e da anni cercava la sua principessa, ma non era ancora riuscito a trovarla, nonostante ne avesse provate tante. Il suo castello era al Nord, in mezzo alla nebbia, evidentemente per una questione di privacy, a cui teneva molto.
Lei non vedeva l’ora di conoscerlo e durante il viaggio verso Nord, non smetteva di ringraziare questo vero angelo che si chiamava pure come l’arcangelo Gabriele in persona, ma per lei, era soltanto… Lele.
Quando giunsero al castello, capì subito che si trattava del principe giusto.
Il castello aveva un parco enorme, verde, illuminato, con la servitù e tutto il resto.
Lì, si trovavano un sacco di candidate principesse. Era proprio vero che il Principe aveva le idee confuse, almeno quanto lei.
Tuttavia, era convinta che avrebbe rubato il suo cuore, prima delle altre.
Mentre aspettava il principe, le si avvicinò un signore molto gentile, di una certa età ma dal aspetto curato ed in un certo qual modo… ringiovanito.
Questo signore si offrì subito di aiutarla, offrendole di terminare gli studi. Pensò che si trattasse di un modo gentile per darle dell’ignorante in pubblico, ma quando sentì la cifra, accettò l’idea che avesse ancora molte cose da imparare.
Appena questi se ne andò, riapparve l'arcangelo, sussurrandole che il principe l’aspettava nelle sue camere. Capì che era il suo momento.
Quando aprì la porta, notò nella stanza un grande letto a balconcino in stile russo,e lì, sotto le coperte c’era il principe, nella penombra. Se lo immaginava, possente, biondo e giovane.
Ma dall’oscurità una voce gerontoiatrica la sorprese e, s’arrestò. Acuito lo sguardo, intravide un vecchietto stagionato che si atteggiava da baldo giovine. Possibile che costui fosse il Principe? Possibile che in Italia i principi cercassero moglie a quest’età? Sapeva che gli uomini nel belpaese se la prendevano con calma, ma non pensava fino a questo punto.
- Vieni, siediti qui, – disse lui.
Ebbe come un déjà vu, ed il suo pensiero volò al nonno in Africa, all’incirca coetaneo del vecchietto nel letto, mentre la teneva sulle ginocchia amorevolmente.
Ma quell’invito non sembrava per lo stesso motivo. Certamente, pensò, non si poteva trattare del Principe, e quindi doveva esserci stato un equivoco. Così, rispose.
- Sire, io sono qui per suo figlio..o nipote, insomma, il principe azzurro.
Il vecchietto nel letto, sentitosi chiamare per la prima volta come un Re, si ingaglioffò, accese la luce, e Rubacuori si accorse che trattavasi dello stesso vecchio signore che le voleva pagare il corso di studi.
- Ma lei chi è? – Sbottò Rubacuori, - e dove mi trovo?!
- ARCO RE! - Rispose lui.
Rubacuori, pensando che avesse risposto alla prima domanda, replicò:
- O Re di Arco, mio Sire, chiedo scusa ma non mi sento molto bene, vorrei tornare a casa.
Mesi dopo, raggiunta la celebrità grazie ad un'interurbana, qualcuno le chiese se fra i cuori che aveva rubato c’era pure quello del nonno del principe, ma sia lei che il nonno negarono tutto, tranne i corsi scolastici a pagamento.
Quando fu più grande, cominciò a capire che non avrebbe mai potuto trovare un principe nel suo povero paese nordafricano. Un vero principe doveva avere, se non un vero e proprio castello, almeno una villa con piscina e auto di lusso! E quindi decise di andarsene a cercarlo altrove, magari in Europa.
Dopo aver girato alcuni Stati europei, giunse in un bel paese, che per certi versi le ricordava pure la sua Africa, quanto meno per gli abitanti. Era giunta in Italia.
La gente lì era più solare, gentile, e non aveva in mente solo il lavoro. Tutti gli uomini, ad esempio, le proponevano di diventare il suo principe azzurro, magari anche solo per una sera…
Questa novità che all’inizio le sembrava strana, col tempo cominciò a piacerle molto.
Infatti, riceveva così un sacco di regali, e trascorreva serate sempre in posti diversi. Certo, il fatto che ci fossero in giro così tanti potenziali principi azzurri, cominciò a confonderle le idee. Se ne avesse scelto uno infatti, avrebbe perso tutti gli altri… regali compresi!
Forse anche per questa sua incapacità di scegliere, finì per inguaiare molti cuori solitari, che le affibiarono l’appellativo di “Rubacuori”.
La vita scorreva per lei frenetica nel bel paese, finché un giorno qualcuno la convinse che il principe azzurro esisteva veramente, e da anni cercava la sua principessa, ma non era ancora riuscito a trovarla, nonostante ne avesse provate tante. Il suo castello era al Nord, in mezzo alla nebbia, evidentemente per una questione di privacy, a cui teneva molto.
Lei non vedeva l’ora di conoscerlo e durante il viaggio verso Nord, non smetteva di ringraziare questo vero angelo che si chiamava pure come l’arcangelo Gabriele in persona, ma per lei, era soltanto… Lele.
Quando giunsero al castello, capì subito che si trattava del principe giusto.
Il castello aveva un parco enorme, verde, illuminato, con la servitù e tutto il resto.
Lì, si trovavano un sacco di candidate principesse. Era proprio vero che il Principe aveva le idee confuse, almeno quanto lei.
Tuttavia, era convinta che avrebbe rubato il suo cuore, prima delle altre.
Mentre aspettava il principe, le si avvicinò un signore molto gentile, di una certa età ma dal aspetto curato ed in un certo qual modo… ringiovanito.
Questo signore si offrì subito di aiutarla, offrendole di terminare gli studi. Pensò che si trattasse di un modo gentile per darle dell’ignorante in pubblico, ma quando sentì la cifra, accettò l’idea che avesse ancora molte cose da imparare.
Appena questi se ne andò, riapparve l'arcangelo, sussurrandole che il principe l’aspettava nelle sue camere. Capì che era il suo momento.
Quando aprì la porta, notò nella stanza un grande letto a balconcino in stile russo,e lì, sotto le coperte c’era il principe, nella penombra. Se lo immaginava, possente, biondo e giovane.
Ma dall’oscurità una voce gerontoiatrica la sorprese e, s’arrestò. Acuito lo sguardo, intravide un vecchietto stagionato che si atteggiava da baldo giovine. Possibile che costui fosse il Principe? Possibile che in Italia i principi cercassero moglie a quest’età? Sapeva che gli uomini nel belpaese se la prendevano con calma, ma non pensava fino a questo punto.
- Vieni, siediti qui, – disse lui.
Ebbe come un déjà vu, ed il suo pensiero volò al nonno in Africa, all’incirca coetaneo del vecchietto nel letto, mentre la teneva sulle ginocchia amorevolmente.
Ma quell’invito non sembrava per lo stesso motivo. Certamente, pensò, non si poteva trattare del Principe, e quindi doveva esserci stato un equivoco. Così, rispose.
- Sire, io sono qui per suo figlio..o nipote, insomma, il principe azzurro.
Il vecchietto nel letto, sentitosi chiamare per la prima volta come un Re, si ingaglioffò, accese la luce, e Rubacuori si accorse che trattavasi dello stesso vecchio signore che le voleva pagare il corso di studi.
- Ma lei chi è? – Sbottò Rubacuori, - e dove mi trovo?!
- ARCO RE! - Rispose lui.
Rubacuori, pensando che avesse risposto alla prima domanda, replicò:
- O Re di Arco, mio Sire, chiedo scusa ma non mi sento molto bene, vorrei tornare a casa.
Mesi dopo, raggiunta la celebrità grazie ad un'interurbana, qualcuno le chiese se fra i cuori che aveva rubato c’era pure quello del nonno del principe, ma sia lei che il nonno negarono tutto, tranne i corsi scolastici a pagamento.
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