Risvegliatosi di soprassalto mentre qualcuno gli stava srotolando le bende, il Faraone Tutankamon si ritrovò nel museo egizio del Cairo, dentro una teca di vetro infranta. Resosi conto che il suo sonno era durato all’incirca 4000 anni, decise di andarsene un po’ in giro per vedere cosa era cambiato dopo così tanto tempo nel suo bel paese d’Egitto.
Uscito per le vie del Cairo, notò che la situazione non era molto diversa dall’ultima volta che c'era stato, nonostante avesse dormito per tutto questo tempo.
Per strada, c’era sempre la solita gente affamata che si lamentava perchè era aumentato il prezzo del pane. Molti di loro erano feriti e bendati a causa degli scontri e forse anche per questo nessuno notò più di tanto un tizio ricoperto di bende dalla testa ai piedi, come una mummia. Semplicemente, pensarono che fosse stato menato più degli altri.
Alcuni urlavano a gran voce il nome del Faraone del momento, che regnava ormai da circa trentanni! Era uno dei regni più longevi d’Egitto, pensò Tutankamon, che era felice di notare come dopo quasi 4000 anni, il sistema di governo fosse ancora lo stesso.
A forza di camminare, arrivò nel luogo che cercava.
Erano ancora lì dopo tutto questo tempo…
Le Piramidi. Che spettacolo! Esattamente uguali a quando le aveva viste l’ultima volta. Si sentiva proprio a casa.
Chiese ad un uomo che urlava in mezzo alla strada cosa andava cercando. Lui, sempre urlando, rispose che cercava più libertà per il popolo.
Si rese conto che stava parlando con uno schiavo, e quindi proseguì. Non era il caso che un semidio parlasse con un semiuomo. Annotò con soddisfazione, tuttavia, che anche gli schiavi erano rimasti uguali in tutto questo tempo.
Fermò quindi un tizio che sembrava un soldato sopra un grande carro in metallo, senza cavalli, e si presentò:
- Salve, sono il Faraone Tutankamon.
Il soldato vide la testa completamente fasciata ed ebbe un fremito di compassione per il poveruomo.
- Bene, bene – rispose il soldato – un nuovo Faraone è proprio quello che tutti stanno aspettando. Perché non va da quella parte, c’è il palazzo del Governo, il suo posto è lì, assieme agli altri matti.
Tutankamon arrivò al palazzo per parlare col neo Faraone.
Questi lo ricevette con tutti gli onori. Forse perché era l’unico in quei giorni che non lo cercasse per defenestrarlo. E fu così che, vista l’occasione, decise di chiedere consiglio al vecchio Faraone.
- Grande Tutankamon, le piace il mio nuovo Egitto, moderno, ricco e popoloso?
Tutankamon lo guardò e rispose:
- Si mi piace molto. E’ esattamente come lo avevo lasciato 4000 anni fa. Il popolo sempre a lamentarsi, gli schiavi che vogliono la libertà, e i soldati vigili per le strade. Ma la cosa più importante è che le Piramidi siano ancora al loro posto. A memoria per le generazioni future.
Il nuovo Faraone lo guardò basito. Non sembrava molto contento della risposta.
Nel frattempo Tutankamon lo precedette con una domanda.
- E lei Faraone, dove ha costruito la sua Piramide?
Il nuovo Faraone rimase un attimo in silenzio. Poi confessò che non l’aveva ancora costruita.
- Come?! In trent’anni non ha neanche cominciato la sua piramide? Con tutti quegli schiavi per strada a fare niente, avrebbe potuto costruire la piramide più grande d’Egitto !
- Ma veramente – fa l’altro – io non credo alla reincarnazione.
- Che c’entra? Nessuno fra cinquant’anni si ricorderà più di lei senza una piramide col suo nome. Che peccato, un regno così lungo sprecato per sempre.
Nel mentre Tutankamon si alzava, una guardia entrò nella stanza ed urlò che i dimostranti erano penetrati nel palazzo, e bisognava scappare.
- Mi chiami subito un architetto, - urlò il Faraone – e che sia il migliore…meglio se italiano!
La guardia rispose :
- E per cosa ?! Stanno arrivando!
- Bisogna costruire una Piramide, deve essere la più grande di tutte…la Piramide..più grande d’Egitto…a memoria per le generazioni…future…
La guardia arretrò, vedendolo in stato confusionale e scomparve lasciando il Faraone al suo destino, mentre i dimostranti salivano le scale.
Nel frattempo, Tutankamon tornò alle sue Piramidi, in cerca del passaggio segreto per la camera tombale. Decise che non c’era nessuna novità rilevante da osservare in quest’epoca, e quindi pensò di rimettersi a dormire per altri tre o quattromila anni, in attesa di vedere se qualcosa sarebbe cambiato, nel frattempo, in Egitto.
venerdì 4 febbraio 2011
mercoledì 22 dicembre 2010
2021, l’ultimo Natale in libreria
“In un’antica novella su Verona, città dalla storia un po’sorniona,
due innamorati si spensero invano, vittime si disse, di un amore malsano.
Ma nessuno muore veramente finché esiste chi crede nelle leggende.
Ed infatti si narra che un giorno nella città Scaligera,
i due innamorati torneranno a reincarnarsi in altrettanto sfortunati amanti,
per reiterare all’infinito il loro amore incompiuto e proibito.”
Una nebbia densa, a tratti fitta, ricopriva una città silenziosa, ormai addormentata da tempo. Suoni ovattati si rincorrevano in una sorta di eco ritmata ad arte.
E si avvicinavano sempre più.
Chi si faceva largo tra l’umidità di una fredda notte di Natale, da sola e tremante, non riusciva nemmeno a capire dove stava andando. L’obiettivo era solo fuggire da quei passi sempre più vicini. Passi sconusciuti, alieni, che risvegliavano in lei paure ataviche, forse senza fondamento, o forse no.
Ma chi poteva celarsi dietro la nebbia in fondo? Verona era una città sicurizzata. Ormai per il quinto anno consecutivo aveva vinto il premio per la città più sicura d’Italia.
- A Verona non può succedere niente, - ripeteva tra sé addentrandosi nella nebbia.
A Verona non succedeva mai niente.
Solo così si poteva essere certi che nulla accadesse di male. E questo i cittadini l’avevano capito da tempo.
Come amava sottolineare fieramente uno spot sul megaschermo del Municipio:
“A Verona non succede mai niente! ”
Mai nessuna novità. Un ottimo compromesso.Tutto sotto controllo.
Verona era stata sicurizzata.
In una libreria poco lontano, si vendeva ancora qualche libro, di carta.
- Eh, - fa il direttore – non ci voleva proprio la storia dell’epidemia. Maledetto pidocchio della carta! Ci ha rovinati tutti. La paura di esser contagiati dalla carta ha allontanato tutti dai libri.
Un tizio ormai andato con l’età, in pensione da tempo, si aggirava sempre in libreria con fare da Mascotte.
- Ma credi ancora a questa storia dell’epidemia? Mi deludi…-
Sbottò all’improvviso all’indirizzo del Direttore. E dopo un ghigno riprese.
- Ma non vedi i videogiornali? Da quando hanno abolito i libri stampati, due anni fa, sono esplose le vendite dei videolibri, ti sembra una vicenda casuale? L’epidemia era una montatura come tutte le altre! L’aviaria, la suinaria ecc. Dovevano far fuori i libri di carta per far posto a quelli videotoccami. Era tutto previsto. E’ la solita vecchia storia. Il vero obiettivo erano i libri!
Il direttore si fece pensieroso.
- E che hanno i libri vecchi? Sono diversi da quelli nuovi?
- Ma li hai mai letti i libri nuovi sui toccaschermi?
- Ovviamente no. – Fa il direttore. – Per una questione di principio.
- Principi! – Sbuffa il vecchio, – bisogna conoscere il nemico per combatterlo! I libri nuovi non sono per niente simili ai vecchi. Prendine uno a caso. Vedrai che è riscritto e commentato dal personaggio del momento. Riscritto sì. Tagliuzzato, censurato dal Partito. Sono tutti dei bignami! Ma fosse solo questo… magari la gente ha meno tempo. No! Sono riscritti sempre con un obiettivo ben preciso.
Il direttore si rigirava le dita ascoltando il vecchio, stordito da una verità che non voleva sentire.
Intanto il vecchio concluse:
- Nessuno ha più libri vecchi di carta a casa. Un tizio ne vendeva uno sigillato su ebay a cinquemila euro! Non se ne trovano. La gente aveva paura dell’epidemia e li ha bruciati tutti.
Il direttore sentendo parlare di “fuoco” non riuscì a fare a meno di accendersi una sigaretta.
- Ma ti rendi conto che è come nel periodo nazista, solo che ora usano tecniche più subdole? – Incalza il vecchio. – All’epoca li bruciavano in piazza, adesso hanno trovato il modo di convincere tutti a farlo per il proprio bene. E nessuno se ne accorge. Assurdo!
- Beh, – fa il direttore – io me ne sono accorto. Ormai possiamo chiudere la Libreria, non viene più nessuno da mesi. Persino la notte di Natale siamo vuoti. Uno ad uno se ne sono andati pure gli ultimi dipendenti sopravvissuti all’epidemia.
- Io sto parlando di cultura e lui pensa alle vendite! – Chiosò il vecchio che nel
frattempo tirò fuori un cartagiornale ingiallito di almeno dieci anni prima.
Il Direttore vedendolo sbottò per la sorpresa.
- Ma sei impazzito? Porti un vecchio giornale di carta in libreria?? E se fosse infetto? Ti immagini che epidemia?!
- Macché contagio, - fa il vecchio, - ti ho appena detto che era tutta una bufala. Senti qua piuttosto cosa scrivevano dieci anni fa, nel 2011...
L’Arena di Verona – Prima Pagina
“Verona vince la classifica annuale come città più sicura d’Italia. Risulta infatti esserci una percentuale di telecamere per abitante superiore a quella della trasmissione televisiva “Il Grande Fratello”.
La nuova rete di telecamere, ribattezzata “gli occhi del Sindaco”, sarà condivisa sulla rete internet in modo che tutti i cittadini possano controllarsi a vicenda. Ogni cittadino potrà guardare le spalle al suo prossimo, ed essere così come un “fratello più grande” che lo protegge e lo segue in ogni istante…”
Una ragazza, giovane e trafelata, lo interruppe, entrando di corsa nella libreria. E si precipitò su di lui.
- Mi scusi – gli sussurrò guardinga, - ho sentito dire che qui non ci sono telecamere.
Il direttore si ingaglioffò.
- Ma certo signorina, questo è forse l’unico negozio di Verona senza telecamere di sicurezza, forse perché noi ci sentiamo abbastanza sicuri lo stesso. E poi le dirò, se proprio qualcuno morisse dalla voglia di rubare un libro… beh, visti i tempi… non sarei neanche tanto dispiaciuto!
La signorina, sembrava concentrata su altro. Ma sentì quello che voleva sentire. Fatto quindi un cenno, un ragazzo entrò dalla porta, altrettanto guardingo. E vistala, urlò:
- Giuly!
E lei rispose.
- Oh Romy!
Il direttore fece due più due.
- Giuly… Romy? Ma chi siete… Giulietta e Romeo?
I due non la smettevano di abbracciarsi incuranti degli sguardi altrui.
- Che coincidenza incredibile, – fa il vecchio – due fidanzati che si chiamano proprio Giulietta e Romeo.
I due guardarono il vecchio e poi con sufficienza borbottarono.
- Sono i nickname che abbiamo scelto su Feisbuk.
Il vecchio parve non capire.
- Ragazzi ma da cosa vi nascondete? !
- Da Feisbuk! – Urlò lei. – Se le telecamere ci riprendessero domani saremmo in bacheca alla berlina di tutti. Ma noi non vogliamo, non possiamo… il nostro amore deve restare segreto!
- Allora siete nel posto giusto – fa il direttore sconsolato, – tanto qua non entra mai nessuno.
- Eh, - fa il vecchio – è dura tenere segreti di questi tempi. Se qualcuno ha qualcosa da nascondere, è senz’altro un individuo pericoloso. Se sono in due, è un’associazione a delinquere!
- Ma noi vogliamo solamente rimanere un po’ da soli!
- Da soli… - se la ride il vecchio, – ormai rimanere da soli è un reato. L’autorità deve sapere cosa stai facendo, dove sarai, e dove andrai. E’ per la tua tutela ovviamente! – Concluse melanconico. – Se nessuno sa dove sei, vuol dire che ti è successo qualcosa di male…
- Ma perché? – Sbotta Giuly.
- Non lo so, - fa il vecchio, - però mi ricordo che prima che inventassero i cellulari, nessuno sapeva cosa facessero o dove fossero, amici, mogli, figli e amanti, e sopravvivevano lo stesso all’idea, anche per giorni. Ora se qualcuno non risponde al cellulare due volte di fila, subito si pensa alla catastrofe! Ormai è così il mondo, non si può tornare indietro.
- No! – Sbotta Giuly disperata – io, io … spengo il cellulare !
- Anch’io! – Si accoda Romeo, succube della bella Veronese. – Ecco fatto!
- Pietà! – Fa il direttore , - ci ritroveremo la libreria piena di polizziotti, ambulanze, curiosi e giornalisti in men che non si dica! Devono rimanere accesi o scatterà l’allarme! Riaccendeteli!
“Nella piazza che nel nome ricorda un prato,
pur senza che un solo filo d’erba possa esser calpestato,
una selva di maxi schermi si accesero all’istante,
con le foto dei due amanti, ed in basso la scritta Wanted ...”
- Mio Dio siamo finiti! Siete già su tutti gli schermi col logo di “Chi l’ha visto”! Se vi trovano qui mi chiuderanno la libreria con una scusa qualsiasi, come hanno fatto con tutte le altre che non sono fallite prima. Presto nascondetevi! No, non nel reparto bignami! Meglio nell’ area “Saggistica”, lì non entra nessuno da un paio d’anni…
Nel frattempo su Feisbuk, era già nato un gruppo di ricerca di Romy and Giuly con almeno 1.500 iscritti. I primi delatori non tardarono a rivelare che trattavasi di fuga d’amore. Ed in men che non si dica la libreria fu circondata da un reparto d’assalto delle forze speciali, entusiasti di aver qualcosa da fare nella città in cui non succedeva mai niente.
- Mio dio! Siamo circondati! - Sbottò il direttore – Stavolta è la fine, chiuderanno la libreria perché ho dato asilo a due … a due… ma adesso che ci penso, cos’è che hanno fatto esattamente questi due, in fondo?!
- Non lo so, – disse il vecchio – ma se chiuduno la libreria, tanto vale che mi suicidi. Non saprei più dove andare!
- E noi faremo altrettanto! – Esclamarono i due innamorati di Verona dall’antro impolverato.
- Suvvia non esageriamo adesso ! – Disse il direttore per stemperare la tensione.
- Dicevamo in senso virtuale. Siamo amanti, non eroi. - Replica gelida Giuly. “Facciamolo insieme Romy, sei pronto?”.
- Certo – replicò lui estraendo il Pcfonino. – Entro due minuti ci saremo cancellati da Feisbuk, una volta per tutte. Non esisteremo più! E finalmente staremo soli.
“ Le fughe d’amore non sono consentite, dovete prima aggiornare il vostro Status su Feisbuk”. - Sbraita una voce megafonata dall’esterno.
- Ma io sono già fidanzata ufficialmente con un altro…- Fa Giuly
- Beh..veramente anch’io.. – boffonchia Romy.
E dopo un attimo di riflessione Giuly urlò.
- Noi volevamo solo stare un po’ da soli, se questo non è possibile, allora.. addio!
E detto questo sparirono dalla rete.
Nel frattempo fuori dalla libreria si era formato un capannello di curiosi, ed in prima fila vi erano tutti gli ex dipendenti della libreria rimasti ancora vivi. Anche loro scossero il capo nel vedere cosa era diventata la loro libreria.
- Un covo di ribelli! – Sbottò un tizio travestito da Lenin. - Guarda come sono ridotti! Per fortuna mi hanno licenziato dieci anni fa. Faranno la fine di quel collega patito degli autobus che, secondo la versione ufficiale, è finito sotto un autobus solo per guardarlo più da vicino…cazzate! E’ stato suicidato, altroché! Non è così, Don Mauro?
- Ah, io non mi occupo di politica. Sono lieto di aver preso i voti, pur senza entrare in politica, scusi il gioco di parole! Da quando non sono più in libreria, vedo le cose sotto un’altra luce…sa, non vorrei finire come quel sovversivo del maestro di yoga, poveretto.
- Già, – fa l’altro – malauguratamente, pare si sia addormentato durante una posizione a testa in giù. Era un idealista. Del resto, mettersi contro il Partito…
- Il Partito Di Feisbuk! Un vero Socialist Network! Era dai tempi del Comunismo che non c’era una forma di governo più diretta e socialista. Viva il PDF! – Fa Lenin.
Nel frattempo una combricola di ex dipendenti, acidognole, ed in disparte, sparlava del direttore.
- ..altro che epidemia! E’da quando è arrivato quel nuovo direttore che le cose hanno cominciato ad andar a rotoli! Del resto cosa ti potevi aspettare da uno che andava in giro ad aprir nuove librerie…e che guarda caso, chiudevano sei mesi dopo?! E adesso è rimasta l’ultima, finché dura…
Intanto, sfregolandosi le mani per il freddo, apparve il neo conduttore della Web TV “Feisbuk Verona”, pure lui, ex dipendente della libreria, e di recente tesserato nel partito.
“Bene, bene…” disse continuando a sfregolarsi anche davanti ai mega schermi. “Grazie a DemoFeisbuk, sarà possibile lasciare al popolo la scelta sulla storia d’amore di Romy and Giuly. Premete sul tasto “mi piace” per perdonarli, oppure sul tasto “non mi piace” per lasciarli al loro destino. La democrazia diretta è l’unica forma di giustizia vera. Una giuria di milioni di votanti in diretta TV! Cari telespettari, il quesito democratico di oggi quindi è: Volete libera la coppia “Romy and Giuly” ?
Vincono nettamente i “mi piace”! I due amanti di Verona sono premiati con una partecipazione straordinaria alla 22esima edizione del Grande fratello!
- Che bello! Siamo famosi! – disse Giuly.
- Ma non volevamo solo stare un po’ da soli?! – Chiede timido Romy.
- Eh si… - gli fa eco Giuly, sistemandosi la scollatura per le videocamere, - l’amore è sempre l’amore ma… il successo è il successo!
Nel frattempo, lontano dalle telecamere in diretta TV, il neo Direttore veniva trascinato fuori da due energumeni, mentre le ex colleghe l’additavano impietose:
“Guardalo come trema!”
“Ben gli sta!”
“Ha le gambette che gli fanno giacomo-giacomo…ah, ah, ah!”
Ma con un ultimo colpo di reni, il direttore girò il cartellino sulla porta della libreria, dove rimase scritto “TORNO SUBITO”…anche se nel gruppetto sparuto delle ex dipendenti, non erano in molte disposte a crederci…
due innamorati si spensero invano, vittime si disse, di un amore malsano.
Ma nessuno muore veramente finché esiste chi crede nelle leggende.
Ed infatti si narra che un giorno nella città Scaligera,
i due innamorati torneranno a reincarnarsi in altrettanto sfortunati amanti,
per reiterare all’infinito il loro amore incompiuto e proibito.”
Una nebbia densa, a tratti fitta, ricopriva una città silenziosa, ormai addormentata da tempo. Suoni ovattati si rincorrevano in una sorta di eco ritmata ad arte.
E si avvicinavano sempre più.
Chi si faceva largo tra l’umidità di una fredda notte di Natale, da sola e tremante, non riusciva nemmeno a capire dove stava andando. L’obiettivo era solo fuggire da quei passi sempre più vicini. Passi sconusciuti, alieni, che risvegliavano in lei paure ataviche, forse senza fondamento, o forse no.
Ma chi poteva celarsi dietro la nebbia in fondo? Verona era una città sicurizzata. Ormai per il quinto anno consecutivo aveva vinto il premio per la città più sicura d’Italia.
- A Verona non può succedere niente, - ripeteva tra sé addentrandosi nella nebbia.
A Verona non succedeva mai niente.
Solo così si poteva essere certi che nulla accadesse di male. E questo i cittadini l’avevano capito da tempo.
Come amava sottolineare fieramente uno spot sul megaschermo del Municipio:
“A Verona non succede mai niente! ”
Mai nessuna novità. Un ottimo compromesso.Tutto sotto controllo.
Verona era stata sicurizzata.
In una libreria poco lontano, si vendeva ancora qualche libro, di carta.
- Eh, - fa il direttore – non ci voleva proprio la storia dell’epidemia. Maledetto pidocchio della carta! Ci ha rovinati tutti. La paura di esser contagiati dalla carta ha allontanato tutti dai libri.
Un tizio ormai andato con l’età, in pensione da tempo, si aggirava sempre in libreria con fare da Mascotte.
- Ma credi ancora a questa storia dell’epidemia? Mi deludi…-
Sbottò all’improvviso all’indirizzo del Direttore. E dopo un ghigno riprese.
- Ma non vedi i videogiornali? Da quando hanno abolito i libri stampati, due anni fa, sono esplose le vendite dei videolibri, ti sembra una vicenda casuale? L’epidemia era una montatura come tutte le altre! L’aviaria, la suinaria ecc. Dovevano far fuori i libri di carta per far posto a quelli videotoccami. Era tutto previsto. E’ la solita vecchia storia. Il vero obiettivo erano i libri!
Il direttore si fece pensieroso.
- E che hanno i libri vecchi? Sono diversi da quelli nuovi?
- Ma li hai mai letti i libri nuovi sui toccaschermi?
- Ovviamente no. – Fa il direttore. – Per una questione di principio.
- Principi! – Sbuffa il vecchio, – bisogna conoscere il nemico per combatterlo! I libri nuovi non sono per niente simili ai vecchi. Prendine uno a caso. Vedrai che è riscritto e commentato dal personaggio del momento. Riscritto sì. Tagliuzzato, censurato dal Partito. Sono tutti dei bignami! Ma fosse solo questo… magari la gente ha meno tempo. No! Sono riscritti sempre con un obiettivo ben preciso.
Il direttore si rigirava le dita ascoltando il vecchio, stordito da una verità che non voleva sentire.
Intanto il vecchio concluse:
- Nessuno ha più libri vecchi di carta a casa. Un tizio ne vendeva uno sigillato su ebay a cinquemila euro! Non se ne trovano. La gente aveva paura dell’epidemia e li ha bruciati tutti.
Il direttore sentendo parlare di “fuoco” non riuscì a fare a meno di accendersi una sigaretta.
- Ma ti rendi conto che è come nel periodo nazista, solo che ora usano tecniche più subdole? – Incalza il vecchio. – All’epoca li bruciavano in piazza, adesso hanno trovato il modo di convincere tutti a farlo per il proprio bene. E nessuno se ne accorge. Assurdo!
- Beh, – fa il direttore – io me ne sono accorto. Ormai possiamo chiudere la Libreria, non viene più nessuno da mesi. Persino la notte di Natale siamo vuoti. Uno ad uno se ne sono andati pure gli ultimi dipendenti sopravvissuti all’epidemia.
- Io sto parlando di cultura e lui pensa alle vendite! – Chiosò il vecchio che nel
frattempo tirò fuori un cartagiornale ingiallito di almeno dieci anni prima.
Il Direttore vedendolo sbottò per la sorpresa.
- Ma sei impazzito? Porti un vecchio giornale di carta in libreria?? E se fosse infetto? Ti immagini che epidemia?!
- Macché contagio, - fa il vecchio, - ti ho appena detto che era tutta una bufala. Senti qua piuttosto cosa scrivevano dieci anni fa, nel 2011...
L’Arena di Verona – Prima Pagina
“Verona vince la classifica annuale come città più sicura d’Italia. Risulta infatti esserci una percentuale di telecamere per abitante superiore a quella della trasmissione televisiva “Il Grande Fratello”.
La nuova rete di telecamere, ribattezzata “gli occhi del Sindaco”, sarà condivisa sulla rete internet in modo che tutti i cittadini possano controllarsi a vicenda. Ogni cittadino potrà guardare le spalle al suo prossimo, ed essere così come un “fratello più grande” che lo protegge e lo segue in ogni istante…”
Una ragazza, giovane e trafelata, lo interruppe, entrando di corsa nella libreria. E si precipitò su di lui.
- Mi scusi – gli sussurrò guardinga, - ho sentito dire che qui non ci sono telecamere.
Il direttore si ingaglioffò.
- Ma certo signorina, questo è forse l’unico negozio di Verona senza telecamere di sicurezza, forse perché noi ci sentiamo abbastanza sicuri lo stesso. E poi le dirò, se proprio qualcuno morisse dalla voglia di rubare un libro… beh, visti i tempi… non sarei neanche tanto dispiaciuto!
La signorina, sembrava concentrata su altro. Ma sentì quello che voleva sentire. Fatto quindi un cenno, un ragazzo entrò dalla porta, altrettanto guardingo. E vistala, urlò:
- Giuly!
E lei rispose.
- Oh Romy!
Il direttore fece due più due.
- Giuly… Romy? Ma chi siete… Giulietta e Romeo?
I due non la smettevano di abbracciarsi incuranti degli sguardi altrui.
- Che coincidenza incredibile, – fa il vecchio – due fidanzati che si chiamano proprio Giulietta e Romeo.
I due guardarono il vecchio e poi con sufficienza borbottarono.
- Sono i nickname che abbiamo scelto su Feisbuk.
Il vecchio parve non capire.
- Ragazzi ma da cosa vi nascondete? !
- Da Feisbuk! – Urlò lei. – Se le telecamere ci riprendessero domani saremmo in bacheca alla berlina di tutti. Ma noi non vogliamo, non possiamo… il nostro amore deve restare segreto!
- Allora siete nel posto giusto – fa il direttore sconsolato, – tanto qua non entra mai nessuno.
- Eh, - fa il vecchio – è dura tenere segreti di questi tempi. Se qualcuno ha qualcosa da nascondere, è senz’altro un individuo pericoloso. Se sono in due, è un’associazione a delinquere!
- Ma noi vogliamo solamente rimanere un po’ da soli!
- Da soli… - se la ride il vecchio, – ormai rimanere da soli è un reato. L’autorità deve sapere cosa stai facendo, dove sarai, e dove andrai. E’ per la tua tutela ovviamente! – Concluse melanconico. – Se nessuno sa dove sei, vuol dire che ti è successo qualcosa di male…
- Ma perché? – Sbotta Giuly.
- Non lo so, - fa il vecchio, - però mi ricordo che prima che inventassero i cellulari, nessuno sapeva cosa facessero o dove fossero, amici, mogli, figli e amanti, e sopravvivevano lo stesso all’idea, anche per giorni. Ora se qualcuno non risponde al cellulare due volte di fila, subito si pensa alla catastrofe! Ormai è così il mondo, non si può tornare indietro.
- No! – Sbotta Giuly disperata – io, io … spengo il cellulare !
- Anch’io! – Si accoda Romeo, succube della bella Veronese. – Ecco fatto!
- Pietà! – Fa il direttore , - ci ritroveremo la libreria piena di polizziotti, ambulanze, curiosi e giornalisti in men che non si dica! Devono rimanere accesi o scatterà l’allarme! Riaccendeteli!
“Nella piazza che nel nome ricorda un prato,
pur senza che un solo filo d’erba possa esser calpestato,
una selva di maxi schermi si accesero all’istante,
con le foto dei due amanti, ed in basso la scritta Wanted ...”
- Mio Dio siamo finiti! Siete già su tutti gli schermi col logo di “Chi l’ha visto”! Se vi trovano qui mi chiuderanno la libreria con una scusa qualsiasi, come hanno fatto con tutte le altre che non sono fallite prima. Presto nascondetevi! No, non nel reparto bignami! Meglio nell’ area “Saggistica”, lì non entra nessuno da un paio d’anni…
Nel frattempo su Feisbuk, era già nato un gruppo di ricerca di Romy and Giuly con almeno 1.500 iscritti. I primi delatori non tardarono a rivelare che trattavasi di fuga d’amore. Ed in men che non si dica la libreria fu circondata da un reparto d’assalto delle forze speciali, entusiasti di aver qualcosa da fare nella città in cui non succedeva mai niente.
- Mio dio! Siamo circondati! - Sbottò il direttore – Stavolta è la fine, chiuderanno la libreria perché ho dato asilo a due … a due… ma adesso che ci penso, cos’è che hanno fatto esattamente questi due, in fondo?!
- Non lo so, – disse il vecchio – ma se chiuduno la libreria, tanto vale che mi suicidi. Non saprei più dove andare!
- E noi faremo altrettanto! – Esclamarono i due innamorati di Verona dall’antro impolverato.
- Suvvia non esageriamo adesso ! – Disse il direttore per stemperare la tensione.
- Dicevamo in senso virtuale. Siamo amanti, non eroi. - Replica gelida Giuly. “Facciamolo insieme Romy, sei pronto?”.
- Certo – replicò lui estraendo il Pcfonino. – Entro due minuti ci saremo cancellati da Feisbuk, una volta per tutte. Non esisteremo più! E finalmente staremo soli.
“ Le fughe d’amore non sono consentite, dovete prima aggiornare il vostro Status su Feisbuk”. - Sbraita una voce megafonata dall’esterno.
- Ma io sono già fidanzata ufficialmente con un altro…- Fa Giuly
- Beh..veramente anch’io.. – boffonchia Romy.
E dopo un attimo di riflessione Giuly urlò.
- Noi volevamo solo stare un po’ da soli, se questo non è possibile, allora.. addio!
E detto questo sparirono dalla rete.
Nel frattempo fuori dalla libreria si era formato un capannello di curiosi, ed in prima fila vi erano tutti gli ex dipendenti della libreria rimasti ancora vivi. Anche loro scossero il capo nel vedere cosa era diventata la loro libreria.
- Un covo di ribelli! – Sbottò un tizio travestito da Lenin. - Guarda come sono ridotti! Per fortuna mi hanno licenziato dieci anni fa. Faranno la fine di quel collega patito degli autobus che, secondo la versione ufficiale, è finito sotto un autobus solo per guardarlo più da vicino…cazzate! E’ stato suicidato, altroché! Non è così, Don Mauro?
- Ah, io non mi occupo di politica. Sono lieto di aver preso i voti, pur senza entrare in politica, scusi il gioco di parole! Da quando non sono più in libreria, vedo le cose sotto un’altra luce…sa, non vorrei finire come quel sovversivo del maestro di yoga, poveretto.
- Già, – fa l’altro – malauguratamente, pare si sia addormentato durante una posizione a testa in giù. Era un idealista. Del resto, mettersi contro il Partito…
- Il Partito Di Feisbuk! Un vero Socialist Network! Era dai tempi del Comunismo che non c’era una forma di governo più diretta e socialista. Viva il PDF! – Fa Lenin.
Nel frattempo una combricola di ex dipendenti, acidognole, ed in disparte, sparlava del direttore.
- ..altro che epidemia! E’da quando è arrivato quel nuovo direttore che le cose hanno cominciato ad andar a rotoli! Del resto cosa ti potevi aspettare da uno che andava in giro ad aprir nuove librerie…e che guarda caso, chiudevano sei mesi dopo?! E adesso è rimasta l’ultima, finché dura…
Intanto, sfregolandosi le mani per il freddo, apparve il neo conduttore della Web TV “Feisbuk Verona”, pure lui, ex dipendente della libreria, e di recente tesserato nel partito.
“Bene, bene…” disse continuando a sfregolarsi anche davanti ai mega schermi. “Grazie a DemoFeisbuk, sarà possibile lasciare al popolo la scelta sulla storia d’amore di Romy and Giuly. Premete sul tasto “mi piace” per perdonarli, oppure sul tasto “non mi piace” per lasciarli al loro destino. La democrazia diretta è l’unica forma di giustizia vera. Una giuria di milioni di votanti in diretta TV! Cari telespettari, il quesito democratico di oggi quindi è: Volete libera la coppia “Romy and Giuly” ?
Vincono nettamente i “mi piace”! I due amanti di Verona sono premiati con una partecipazione straordinaria alla 22esima edizione del Grande fratello!
- Che bello! Siamo famosi! – disse Giuly.
- Ma non volevamo solo stare un po’ da soli?! – Chiede timido Romy.
- Eh si… - gli fa eco Giuly, sistemandosi la scollatura per le videocamere, - l’amore è sempre l’amore ma… il successo è il successo!
Nel frattempo, lontano dalle telecamere in diretta TV, il neo Direttore veniva trascinato fuori da due energumeni, mentre le ex colleghe l’additavano impietose:
“Guardalo come trema!”
“Ben gli sta!”
“Ha le gambette che gli fanno giacomo-giacomo…ah, ah, ah!”
Ma con un ultimo colpo di reni, il direttore girò il cartellino sulla porta della libreria, dove rimase scritto “TORNO SUBITO”…anche se nel gruppetto sparuto delle ex dipendenti, non erano in molte disposte a crederci…
venerdì 1 ottobre 2010
L'amante immaginario...
Terse il finestrino dell’auto con un dito, dove uno degli ultimi raggi di sole la colpì, attraverso il vetro non più tanto appannato.
Il dito continuò la sua corsa su quella lavagna umida, lasciando una scia di parole senza senso.
Apparentemente.
Con un ansimo, una nuvola calda le uscì dalle labbra e ricoprì quelle lettere, mentre uno spasimo, le spinse la mano di nuovo sul vetro freddo dell’auto, forse alla ricerca di risposte. Ma su quella lavagna c’erano solo domande.
Le sue.
Era proprio lì, quando era finita…
Se ne stava in piedi accanto ad un lampione con i capelli mossi dal vento ed uno sguardo truce a segnarle il viso, corrugato e pensieroso. Un’occhiata sfuggente le cadde sul orologio e quella successiva si fisso' su un punto lontano e deserto. Nessuno.
Il suo pensiero fisso era che lui l’avesse bidonata di nuovo.
Il tramonto volgeva alla fine, esaltando il rosso dei suoi capelli corvini.
- Maledetto bastardo io giuro...- In quel istante suonò il cellulare e lei con un gesto istintivo, lo estrasse con un unico pensiero in testa. E' lui. Deve essere lui.
Lui.
“Sono qui da solo in pace con me stesso mentre contemplo questi spazi sterminati, silenti, ove la mia mente viaggia solitaria e imprendibile. D'un tratto mi scopro a sognare di voler condividere con qualcuno tutto questo. Quasi fosse l'unico modo per goderne appieno.
Ed in quel istante penso a te. Ma tu non sei qui, sei lontana mille miglia.
Quindi alzo il telefono e tu, dopo un istante, rispondi. E' un miracolo! Dopo la tua prima parola io ti vedo! Sei qui di fronte a me e mi sorridi. Se volessi potrei toccarti, ma non lo farò per non correre il rischio di rimaner deluso. Diamine che sorpresa pensare che sei qui quando un attimo fa ero solo, di fronte all’infinito...”
- Pronto sei tu? Perchè non parli, lo so che sei tu ... dove sei ? Guarda che metto giù…stronzo!
Clic.
“Ma tu non sei qui. E così come sei giunta te ne vai, non appena la tua voce sparisce. Era una finzione, solo uno scherzo della mia mente.
Non lo so ma in fondo che importanza ha? Per me tu eri qui.”
Driin…
“- Amore scusami, ero io si… e stavo soprapensiero. Non ci crederai ma stavo pensando a te...”
Uomini. Rimango rapita dalla sua voce. Le sue prime parole mi incantano e non so più ora dove stia il confine tra verità e menzogna e quello che e' più assurdo è il fatto che non voglio saperlo. Ci credo e basta.
- Ah burlone dove sei? E’ più di un ora’ che ti aspetto, stavo impazzendo...
“Perdonami amore ma come posso dirti il vero? Non cosi, non subito, no, sarebbe crudele ma quel che è peggio ...è che non so se mai ci riuscirò.
- Mia cara io ti vedo benissimo ma tu invece no, forse non puoi o magari non vuoi vedermi...”
- Ma cosa stai dicendo ..dove ti sei nascosto, non ti vedo !.. Mostrati, basta con i tuoi scherzi, non ne posso più!
“- Cercami dietro qualcosa se non riesci a vedermi. Suvvia non è difficile.”
- Ma allora sei qui, burlone! Dove sei? Fatti vedere che ho voglia di stringerti… ho voglia di te…
“Certo anch’io. Notti e notti passate assieme, di una passione feroce ma mai consumata. Destino infausto. Ad ogni modo, questo non è più possibile ormai, non mi resta che un ultimo gioco, e forse un’ultima volta per parlarti, sentendoti ancora mia, prima che tu svanisca assieme a tutto il resto, ed io di nuovo rimanga solo, qui, a contemplare la mia vita che scorre dietro questi silenzi…”
- Ma allora dove sei finito? Parla! Smettila di stare in silenzio all’altro capo della linea..!
“- Io parlo sei tu che non mi senti, non mi ascolti. Non mi hai mai ascoltato del resto. In fondo io te l’avevo detto.”
- Detto cosa?
“- Ah, niente. Stavo parlando tra me e me.”
- Ma allora lo fai apposta! Cosa ti passa per la testa? Sento che c’è qualcosa che non va, non sei come al solito, dimmi che cos’hai… così mi preoccupi.
“Parlarti? E tutte le volte che abbiamo parlato, a cosa è servito?
Eppure sento al tempo stesso che glielo devo, e quindi per un’ultima volta farò questo sforzo e …dirò la verità, si, solo la nuda e cruda verità.
- Ma ti rendi conto che tu non esisti? Io sto parlando al telefono da solo! Se la gente lo sapesse, mi rinchiuderebbero.”
Il silenzio si spostò all’altro capo della linea. Ma solo per un attimo, poi lei con voce grave come chi non ha più voglia di giocare, sentenziò:
- Lo so. E’ per questo che ti ho suggerito di far finta di stare al telefono quando parli con me, almeno non ti crederanno pazzo.
“- Già, pazzo. Solo tu comprendi il mio genio. La particolarità di me che parlo con chi forse non esiste fa di me un uomo diverso e al tempo stesso unico. Basta questo a dire che sono superiore a quelli che vorrebbero rinchiudermi in un antro. E questo solo perché loro sono così ciechi che non riescono a vedere altro che quello che possono toccare.
Chi può dire che ciò che non ha una sostanza tangibile al tatto, non esista?
Non possono nemmeno ipotizzare per un istante che esista qualcuno che non si possa toccare.
Nessun altro uomo ti può vedere oltre a me, mi capisci? Neanche chi, come me, ha la dote, che loro chiamano follia! Vedere e parlare con qualcuno che per tutti gli altri non esiste… Tu esisti solo per me!”
- Certo come gli angeli. Ciascuno ha il suo. Tu dici bene, anche altri hanno questa dote. Forse Ia stessa… Cosa pensi, che tutti quelli che vedi per strada stiano parlando al telefono con qualcuno? Almeno uno su quattro di loro ha il telefono spento, te lo dico io.
Stanno facendo finta. Questa è la prova che tu non sei folle! Sei raro. Tu vedi il tuo “angelo”...o chiamalo come vuoi…come molti altri vedono e parlano con il proprio.
Se quindi volevano dimostrare la tua follia dicendo che sei diverso da tutti, eccoli serviti, ce ne sono molti altri oltre a te.
“- E tutti vedono solo il proprio allora… e non quello degli altri?”
- Cosa c’è di così strano? Non capisco. Si accetta l’idea che non vi sia un umano uguale ad un altro in tutto il pianeta, che le impronte digitali siano uniche, e sembra assurdo che alcuni abbiano il proprio Angelo, amico… o amante immaginario che sia!
Ognuno di voi è un universo, con le proprie regole fisiche, le proprie stelle, e ciascuno del proprio universo è Signore, unico ed incontrastato. In altre parole Tu sei come Dio.
Solo Tu sei Dio nel tuo universo. Ogni cosa dipende da te. Puoi distruggerlo in un attimo, oppure cambiarne le regole. Puoi decidere di non vedermi più, o di avere altre cento come me. Nessuno può impedirtelo. Nessuno può entrare nell’Universo della tua mente, dove tutto dipende solo da te.
“- Tutto dipende da me. Già… E’ per questo che ho scelto di telefonarti, invece che di vederti.”
- Ma avevamo un appuntamento…Aspetta, quindi non sei qui?!
“No non sono li. Non avevo il coraggio di tagliare di persona. Non ce l’avrei mai fatta. Chiamami codardo se vuoi, ma credo che in fondo la via che ho scelto sia la migliore per entrambi. E mi è costata molta fatica, più di quanta tu non creda.
- No, non sono li. Ma non ti preoccupare, non ti ho fatta venire per niente. Dietro un albero, alle tue spalle, sotto un masso, c’è una lettera. E’ per te. Io spero tu capirai, dopo averla letta.
- L’hai trovata?”
Ansia. Frenesia. Sorpresa.
- Si. Ma questo cosa significa? Non me lo potevi dire a voce quello che hai scritto? Ti metti a fare i giochini adesso?
“Aprila suvvia. Dì qualcosa. E’ curioso pensare che quelle che tu sceglierai, saranno le ultime parole che sentirò uscire dalle tue labbra.”
- Ok, ora la apro. Sempre meglio leggere che stare al telefono con uno che non parla.
“Simpatico epilogo direi…
- Bene ho concluso. Allora, metto giù.
E dopo un ultimo sospiro, che avrebbe voluto durasse in eterno, disse: Addio...”
“Quando leggerai questa lettera, vorrà dire che non avremo più modo di sentirci. Ho deciso così. Questa potrebbe essere una lettera d’addio oppure un testamento. Dipende.
Ho le idee confuse a riguardo.
Se infatti è vero quello che ci siamo sempre detti, allora scusami, perché ho dovuto fare questa scelta. Voglio avere una vita normale. Non posso certo pensare di fare una famiglia e passare il tempo ad un telefono spento, parlando con qualcuno che per gli altri non esiste. Sarebbe insostenibile. Mi hai dato tanto si, questo te lo devo. Come vedi le cose tu, non le vede nessun altra, lo ammetto. Tuttavia tu non mi capisci. Non vuoi capirmi. Io ho bisogno dei miei spazi e tu mi stai sempre addosso, sei quasi onnipresente.
Hai detto anche che avremo potuto avere una famiglia, se solo io l’avessi voluto veramente. Avere dei nostri bambini. Rimanere sempre assieme. Anche qui hai ragione, avrei potuto. Ma dove avremmo potuto vivere in queste condizioni? Su un’isola deserta? Forse. Solo in un posto del genere non mi… o ci, avrebbero rinchiuso.
Ma più di questo è un’altra cosa che mi ha sempre terrorizzato.
Io non sono certo al cento per cento di esistere.
E se… fossi io il tuo amante immaginario? In fondo tra noi due, quella che ha le idee sei tu. Io non riesco a darti torto. Come può essere vero quindi, quando tu dici, che io sono l’unico Dio del mio universo, se non sono neanche capace di convincere quella che dovrebbe essere una creazione della mia mente?
Forse tu dici così, per convincermi che la realtà è quella in cui io vivo, perché sai che impazzirei se sapessi di essere solo il frutto della tua mente eccelsa. Questo pensiero mi strugge. Da tempo.
Io devo sapere.
E c’è un unico modo per farlo.
Per questo ti dico che questa lettera potrebbe essere il mio testamento. Sono pronto.
Ti prego sii onesta. Non lasciarmi nel limbo. Se veramente ho ragione, lasciami sparire con tutto il mio mondo, e tutto l’universo che ho creato a tua immagine e somiglianza. Se tu sei l’unico vero Dio di questo Universo, e null’altro c’è di vero, nemmeno me stesso, quando finirai di leggere questa lettera, prendi il foglio, arrotolalo attorno al mio mondo, e gettami via con esso. Solo questo ti chiedo.
Bene. Sono pronto. La lettera è giunta alla fine…”
Nell’auto i vetri erano ormai appannati come i suoi ricordi. Lei, rilesse su quei vetri alcune frasi, che le sue dita avevano tracciato, prima di rimettere in moto l’auto e cancellarle per sempre...
“E se vi fosse infine un punto di vista più in alto, dal quale osservare questa vita come una piccola cosa, un ricordo lungo quanto una giornata, da una prospettiva eterna come può essere una vita intera rispetto ad un solo giorno…?!”
“Amore, anche tu eri unico, come nessun altro, ma ora ti ricordo come un giorno al pari di tanti altri, offuscato dal tempo, nostro alleato nei ricordi più amari, per poi metterli tutti uno a fianco all’altro, senza vincitori né vinti…”
Il dito continuò la sua corsa su quella lavagna umida, lasciando una scia di parole senza senso.
Apparentemente.
Con un ansimo, una nuvola calda le uscì dalle labbra e ricoprì quelle lettere, mentre uno spasimo, le spinse la mano di nuovo sul vetro freddo dell’auto, forse alla ricerca di risposte. Ma su quella lavagna c’erano solo domande.
Le sue.
Era proprio lì, quando era finita…
Se ne stava in piedi accanto ad un lampione con i capelli mossi dal vento ed uno sguardo truce a segnarle il viso, corrugato e pensieroso. Un’occhiata sfuggente le cadde sul orologio e quella successiva si fisso' su un punto lontano e deserto. Nessuno.
Il suo pensiero fisso era che lui l’avesse bidonata di nuovo.
Il tramonto volgeva alla fine, esaltando il rosso dei suoi capelli corvini.
- Maledetto bastardo io giuro...- In quel istante suonò il cellulare e lei con un gesto istintivo, lo estrasse con un unico pensiero in testa. E' lui. Deve essere lui.
Lui.
“Sono qui da solo in pace con me stesso mentre contemplo questi spazi sterminati, silenti, ove la mia mente viaggia solitaria e imprendibile. D'un tratto mi scopro a sognare di voler condividere con qualcuno tutto questo. Quasi fosse l'unico modo per goderne appieno.
Ed in quel istante penso a te. Ma tu non sei qui, sei lontana mille miglia.
Quindi alzo il telefono e tu, dopo un istante, rispondi. E' un miracolo! Dopo la tua prima parola io ti vedo! Sei qui di fronte a me e mi sorridi. Se volessi potrei toccarti, ma non lo farò per non correre il rischio di rimaner deluso. Diamine che sorpresa pensare che sei qui quando un attimo fa ero solo, di fronte all’infinito...”
- Pronto sei tu? Perchè non parli, lo so che sei tu ... dove sei ? Guarda che metto giù…stronzo!
Clic.
“Ma tu non sei qui. E così come sei giunta te ne vai, non appena la tua voce sparisce. Era una finzione, solo uno scherzo della mia mente.
Non lo so ma in fondo che importanza ha? Per me tu eri qui.”
Driin…
“- Amore scusami, ero io si… e stavo soprapensiero. Non ci crederai ma stavo pensando a te...”
Uomini. Rimango rapita dalla sua voce. Le sue prime parole mi incantano e non so più ora dove stia il confine tra verità e menzogna e quello che e' più assurdo è il fatto che non voglio saperlo. Ci credo e basta.
- Ah burlone dove sei? E’ più di un ora’ che ti aspetto, stavo impazzendo...
“Perdonami amore ma come posso dirti il vero? Non cosi, non subito, no, sarebbe crudele ma quel che è peggio ...è che non so se mai ci riuscirò.
- Mia cara io ti vedo benissimo ma tu invece no, forse non puoi o magari non vuoi vedermi...”
- Ma cosa stai dicendo ..dove ti sei nascosto, non ti vedo !.. Mostrati, basta con i tuoi scherzi, non ne posso più!
“- Cercami dietro qualcosa se non riesci a vedermi. Suvvia non è difficile.”
- Ma allora sei qui, burlone! Dove sei? Fatti vedere che ho voglia di stringerti… ho voglia di te…
“Certo anch’io. Notti e notti passate assieme, di una passione feroce ma mai consumata. Destino infausto. Ad ogni modo, questo non è più possibile ormai, non mi resta che un ultimo gioco, e forse un’ultima volta per parlarti, sentendoti ancora mia, prima che tu svanisca assieme a tutto il resto, ed io di nuovo rimanga solo, qui, a contemplare la mia vita che scorre dietro questi silenzi…”
- Ma allora dove sei finito? Parla! Smettila di stare in silenzio all’altro capo della linea..!
“- Io parlo sei tu che non mi senti, non mi ascolti. Non mi hai mai ascoltato del resto. In fondo io te l’avevo detto.”
- Detto cosa?
“- Ah, niente. Stavo parlando tra me e me.”
- Ma allora lo fai apposta! Cosa ti passa per la testa? Sento che c’è qualcosa che non va, non sei come al solito, dimmi che cos’hai… così mi preoccupi.
“Parlarti? E tutte le volte che abbiamo parlato, a cosa è servito?
Eppure sento al tempo stesso che glielo devo, e quindi per un’ultima volta farò questo sforzo e …dirò la verità, si, solo la nuda e cruda verità.
- Ma ti rendi conto che tu non esisti? Io sto parlando al telefono da solo! Se la gente lo sapesse, mi rinchiuderebbero.”
Il silenzio si spostò all’altro capo della linea. Ma solo per un attimo, poi lei con voce grave come chi non ha più voglia di giocare, sentenziò:
- Lo so. E’ per questo che ti ho suggerito di far finta di stare al telefono quando parli con me, almeno non ti crederanno pazzo.
“- Già, pazzo. Solo tu comprendi il mio genio. La particolarità di me che parlo con chi forse non esiste fa di me un uomo diverso e al tempo stesso unico. Basta questo a dire che sono superiore a quelli che vorrebbero rinchiudermi in un antro. E questo solo perché loro sono così ciechi che non riescono a vedere altro che quello che possono toccare.
Chi può dire che ciò che non ha una sostanza tangibile al tatto, non esista?
Non possono nemmeno ipotizzare per un istante che esista qualcuno che non si possa toccare.
Nessun altro uomo ti può vedere oltre a me, mi capisci? Neanche chi, come me, ha la dote, che loro chiamano follia! Vedere e parlare con qualcuno che per tutti gli altri non esiste… Tu esisti solo per me!”
- Certo come gli angeli. Ciascuno ha il suo. Tu dici bene, anche altri hanno questa dote. Forse Ia stessa… Cosa pensi, che tutti quelli che vedi per strada stiano parlando al telefono con qualcuno? Almeno uno su quattro di loro ha il telefono spento, te lo dico io.
Stanno facendo finta. Questa è la prova che tu non sei folle! Sei raro. Tu vedi il tuo “angelo”...o chiamalo come vuoi…come molti altri vedono e parlano con il proprio.
Se quindi volevano dimostrare la tua follia dicendo che sei diverso da tutti, eccoli serviti, ce ne sono molti altri oltre a te.
“- E tutti vedono solo il proprio allora… e non quello degli altri?”
- Cosa c’è di così strano? Non capisco. Si accetta l’idea che non vi sia un umano uguale ad un altro in tutto il pianeta, che le impronte digitali siano uniche, e sembra assurdo che alcuni abbiano il proprio Angelo, amico… o amante immaginario che sia!
Ognuno di voi è un universo, con le proprie regole fisiche, le proprie stelle, e ciascuno del proprio universo è Signore, unico ed incontrastato. In altre parole Tu sei come Dio.
Solo Tu sei Dio nel tuo universo. Ogni cosa dipende da te. Puoi distruggerlo in un attimo, oppure cambiarne le regole. Puoi decidere di non vedermi più, o di avere altre cento come me. Nessuno può impedirtelo. Nessuno può entrare nell’Universo della tua mente, dove tutto dipende solo da te.
“- Tutto dipende da me. Già… E’ per questo che ho scelto di telefonarti, invece che di vederti.”
- Ma avevamo un appuntamento…Aspetta, quindi non sei qui?!
“No non sono li. Non avevo il coraggio di tagliare di persona. Non ce l’avrei mai fatta. Chiamami codardo se vuoi, ma credo che in fondo la via che ho scelto sia la migliore per entrambi. E mi è costata molta fatica, più di quanta tu non creda.
- No, non sono li. Ma non ti preoccupare, non ti ho fatta venire per niente. Dietro un albero, alle tue spalle, sotto un masso, c’è una lettera. E’ per te. Io spero tu capirai, dopo averla letta.
- L’hai trovata?”
Ansia. Frenesia. Sorpresa.
- Si. Ma questo cosa significa? Non me lo potevi dire a voce quello che hai scritto? Ti metti a fare i giochini adesso?
“Aprila suvvia. Dì qualcosa. E’ curioso pensare che quelle che tu sceglierai, saranno le ultime parole che sentirò uscire dalle tue labbra.”
- Ok, ora la apro. Sempre meglio leggere che stare al telefono con uno che non parla.
“Simpatico epilogo direi…
- Bene ho concluso. Allora, metto giù.
E dopo un ultimo sospiro, che avrebbe voluto durasse in eterno, disse: Addio...”
“Quando leggerai questa lettera, vorrà dire che non avremo più modo di sentirci. Ho deciso così. Questa potrebbe essere una lettera d’addio oppure un testamento. Dipende.
Ho le idee confuse a riguardo.
Se infatti è vero quello che ci siamo sempre detti, allora scusami, perché ho dovuto fare questa scelta. Voglio avere una vita normale. Non posso certo pensare di fare una famiglia e passare il tempo ad un telefono spento, parlando con qualcuno che per gli altri non esiste. Sarebbe insostenibile. Mi hai dato tanto si, questo te lo devo. Come vedi le cose tu, non le vede nessun altra, lo ammetto. Tuttavia tu non mi capisci. Non vuoi capirmi. Io ho bisogno dei miei spazi e tu mi stai sempre addosso, sei quasi onnipresente.
Hai detto anche che avremo potuto avere una famiglia, se solo io l’avessi voluto veramente. Avere dei nostri bambini. Rimanere sempre assieme. Anche qui hai ragione, avrei potuto. Ma dove avremmo potuto vivere in queste condizioni? Su un’isola deserta? Forse. Solo in un posto del genere non mi… o ci, avrebbero rinchiuso.
Ma più di questo è un’altra cosa che mi ha sempre terrorizzato.
Io non sono certo al cento per cento di esistere.
E se… fossi io il tuo amante immaginario? In fondo tra noi due, quella che ha le idee sei tu. Io non riesco a darti torto. Come può essere vero quindi, quando tu dici, che io sono l’unico Dio del mio universo, se non sono neanche capace di convincere quella che dovrebbe essere una creazione della mia mente?
Forse tu dici così, per convincermi che la realtà è quella in cui io vivo, perché sai che impazzirei se sapessi di essere solo il frutto della tua mente eccelsa. Questo pensiero mi strugge. Da tempo.
Io devo sapere.
E c’è un unico modo per farlo.
Per questo ti dico che questa lettera potrebbe essere il mio testamento. Sono pronto.
Ti prego sii onesta. Non lasciarmi nel limbo. Se veramente ho ragione, lasciami sparire con tutto il mio mondo, e tutto l’universo che ho creato a tua immagine e somiglianza. Se tu sei l’unico vero Dio di questo Universo, e null’altro c’è di vero, nemmeno me stesso, quando finirai di leggere questa lettera, prendi il foglio, arrotolalo attorno al mio mondo, e gettami via con esso. Solo questo ti chiedo.
Bene. Sono pronto. La lettera è giunta alla fine…”
Nell’auto i vetri erano ormai appannati come i suoi ricordi. Lei, rilesse su quei vetri alcune frasi, che le sue dita avevano tracciato, prima di rimettere in moto l’auto e cancellarle per sempre...
“E se vi fosse infine un punto di vista più in alto, dal quale osservare questa vita come una piccola cosa, un ricordo lungo quanto una giornata, da una prospettiva eterna come può essere una vita intera rispetto ad un solo giorno…?!”
“Amore, anche tu eri unico, come nessun altro, ma ora ti ricordo come un giorno al pari di tanti altri, offuscato dal tempo, nostro alleato nei ricordi più amari, per poi metterli tutti uno a fianco all’altro, senza vincitori né vinti…”
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