Sempre caro mi fu quest’irto collo…
eppure, nel dì dei Magi e dell’Epifania, che tutte le maledette feste si porta via,
mi ritrovo qui per darlo in dono, in quest’ultimo mio giorno prima di partir con loro...
Nel buio tetro della mia notte più nera, pensieri, come prigionieri, si addensano nella mente.
Miei incubi, compagni galeotti di una stessa cella, troppo stretta ed angusta per contenervi tutti,
lì, dentro questo mio loco, intimo e al tempo stesso alieno, vostra dimora invadente,
non trovate mai posto sufficiente, né via d’uscita.
Lasciatemi solo, almeno per un’ora! Che la mia mente dorma in attesa della Signora
Ella, certo, verrà, da sola,
a darci il silenzio eterno, mentre un nodo ci stringerà la gola.
Silenzio
O miei pensieri, e voi incubi, aspettate! Non ve ne andate via!
Chi rimarrà ora senza di voi a tenermi compagnia?
La solitudine è forse una compagna?
Forse, lo è, si…ma degna meno di una cagna,
di starmi accanto nel momento del trapasso,
e darmi la forza di compiere quest’ultimo, mio inutile passo.
Ma per dove, se è lecito, se non verso il nulla eterno?
Non vi è stella, né aurora in quella notte, eterna quanto l’infinito.
Solo un ricordo rimarrà di me, vivo in poche menti, che si estingueranno presto,
e finalmente nulla, tranne solo un nome, resterà scritto su lapidi ignominose.
E quanto di quel nome ancora rimarrà? Anche lui distruggerò con questo mio gesto,
per inficiarne la memoria, affinché non si eterni oltre colui che lo porta,
invidioso del suo intramontabile destino.
No...Non giunga pronunciato alle orecchie di alcun mortale,
e scompaia anch’egli nel silenzio dell’oblio,
con un gesto immondo e impuro, quanto il mio.
Nulla di eterno rimarrà di me,
tranne una lettera senza un perché,
ed è per questo che io ti chiedo ora, ultimo lettore di questa copia umida e sola,
di annusare questo foglio vigliaccamente intriso,
e di esalare con me il tuo ultimo sorriso,
affinché non rimanga memoria, neppur in chi lesse, di questa triste storia,
scritta su un foglio con un veleno vile e senza gloria,
che svanendo porterà con sé, un compagno per il mio cammino,
o almeno per chi crede che oltre a questo, vi sia un ulterior destino…
sabato 4 aprile 2009
domenica 29 marzo 2009
Una donna, un tempo, unica
Sola, se ne stava distesa su un immenso prato di lenzuola intonse, almeno quanto lei, meditando sul suo destino, ignoto come un passato ormai dimenticato.
Passato e futuro, lontani eppure confondibili tra loro, per chi ha smesso di guardare indietro, e al tempo stesso di coltivare speranze per il domani.
Una vita vissuta come fosse eterna. Ma eterna fu solo la convinzione di eternità nella quale si perdevano, una dietro l’altra, giornate, speranze ed incompiuti amori.
Giorno dopo giorno il tempo le ricordava il suo incedere, ma purtroppo chi sogna ad occhi aperti, è cieco di fronte alla realtà.
Una vita dilapidata nel comprendere chi poteva essere l’eletto. Quel unico Principe degno del suo universo, altrettanto unico, del quale si sentiva centro, e origine.
Impietoso, un giorno, il tempo la destò, ricordandole che in un futuro non lontano anche a lei sarebbe toccata la sorte di essere scelta.
Irruenta, la travolse la paura, la stessa che le aveva impedito di scegliere sino ad allora, forse per non incorrere in un errore, tanto temuto.
Ora fremeva, al pensiero che ricadesse su di lei la scelta di chi le era ignoto. E ancor di più tremava all’idea di non poter concedersi un ulteriore rimando, perché all’orizzonte non appariva ormai alcuna alternativa.
Tutta se stessa, la sua vita, il suo futuro nelle mani di un uomo uscito dal nulla a ghermirla con maestria e perfezione, così artefatta da sembrare vera.
Chi le avrebbe detto chi fosse realmente costui? Ma la risposta era già confezionata nella proiezione romantica di un futuro assieme, e null’altro voleva vedere.
La sua vita stravolta per effetto di un casuale incontro.
Sarebbe stato ridicolo quel pensiero, sino al giorno prima. Lasciare ogni cosa, le amiche, le abitudini, per seguire colui che rappresentava la sua ultima, forse, possibilità di agguantare una vita sfuggitale di mano, per una propensione all’eterna giovinezza, vissuta con uno sguardo sempre puntato verso il tramonto che doveva ancora venire.
Ma ora, ogni sole che scompariva dietro l’orizzonte, spandendo tutto intorno l’ultimo tepore estivo, le ricordava che l’autunno stava calando il sipario, e l’inverno solitario e gelido, era ormai incombente.
Con una sensazione di inevitabilità, stipata a forza dentro un cuore forse innamorato, se ne andò con lui.
Non si chiese stavolta se era l’amore vero, ossia l’ultimo oltre il quale non serviva cercare ancora. Scelse invece, di concentrarsi sul pensiero che sarebbe stato l’ultimo comunque.
Vinta, e conscia di non potersi più permettere di rimandare una vita divenuta con lei spietata, ringraziò l’ignoto destino per l’ultima chance concessa ad una donna, un tempo unica.
Passato e futuro, lontani eppure confondibili tra loro, per chi ha smesso di guardare indietro, e al tempo stesso di coltivare speranze per il domani.
Una vita vissuta come fosse eterna. Ma eterna fu solo la convinzione di eternità nella quale si perdevano, una dietro l’altra, giornate, speranze ed incompiuti amori.
Giorno dopo giorno il tempo le ricordava il suo incedere, ma purtroppo chi sogna ad occhi aperti, è cieco di fronte alla realtà.
Una vita dilapidata nel comprendere chi poteva essere l’eletto. Quel unico Principe degno del suo universo, altrettanto unico, del quale si sentiva centro, e origine.
Impietoso, un giorno, il tempo la destò, ricordandole che in un futuro non lontano anche a lei sarebbe toccata la sorte di essere scelta.
Irruenta, la travolse la paura, la stessa che le aveva impedito di scegliere sino ad allora, forse per non incorrere in un errore, tanto temuto.
Ora fremeva, al pensiero che ricadesse su di lei la scelta di chi le era ignoto. E ancor di più tremava all’idea di non poter concedersi un ulteriore rimando, perché all’orizzonte non appariva ormai alcuna alternativa.
Tutta se stessa, la sua vita, il suo futuro nelle mani di un uomo uscito dal nulla a ghermirla con maestria e perfezione, così artefatta da sembrare vera.
Chi le avrebbe detto chi fosse realmente costui? Ma la risposta era già confezionata nella proiezione romantica di un futuro assieme, e null’altro voleva vedere.
La sua vita stravolta per effetto di un casuale incontro.
Sarebbe stato ridicolo quel pensiero, sino al giorno prima. Lasciare ogni cosa, le amiche, le abitudini, per seguire colui che rappresentava la sua ultima, forse, possibilità di agguantare una vita sfuggitale di mano, per una propensione all’eterna giovinezza, vissuta con uno sguardo sempre puntato verso il tramonto che doveva ancora venire.
Ma ora, ogni sole che scompariva dietro l’orizzonte, spandendo tutto intorno l’ultimo tepore estivo, le ricordava che l’autunno stava calando il sipario, e l’inverno solitario e gelido, era ormai incombente.
Con una sensazione di inevitabilità, stipata a forza dentro un cuore forse innamorato, se ne andò con lui.
Non si chiese stavolta se era l’amore vero, ossia l’ultimo oltre il quale non serviva cercare ancora. Scelse invece, di concentrarsi sul pensiero che sarebbe stato l’ultimo comunque.
Vinta, e conscia di non potersi più permettere di rimandare una vita divenuta con lei spietata, ringraziò l’ignoto destino per l’ultima chance concessa ad una donna, un tempo unica.
mercoledì 17 dicembre 2008
Natale alle Giubbe Rosse
Il mastro libraio se ne stava rinchiuso nel fortino, con lo sguardo fisso verso il varco dal quale Loro, stavano penetrando in massa.
- Eccoli! Arrivano! Avete capito perché questo periodo si chiama “l’avvento”? – Disse serafico alla truppa degli spaccialibri.
Ritto, impavido, pronto a fronteggiare l’annuale calata dei barbari, con in mano l’unica arma a sua disposizione. Una pistola a lettura ottica.
Bip…e fuori uno! Bip…
- Mi scusi è arrivato il libro di mio figlio? - Chiese a bruciapelo una mamma, ancora convinta di non passare inosservata.
Bip. – Signora, senta, ce l’ha un nome l’autore…o almeno questo fantomatico figlio?! – Bip. - O vuole il calendario di Frate Indovino? Avanti il prossimo!
- Io no trofare qvesta libra di Goethe… dove messa? Foi aiutare me ! Bip.
- Ma certo signora! Tanto per cominciare, i dizionari di tedesco-italiano sono da qvella parte. Bip.
- Senta, cercavo “L’Amante” di.., ehm, beh, ha presente no? …Solo che ho dimenticato a casa la tessera … si può fare qualcosa? – Bip. – Ma cerrto! Si cali le brache signora…che le faccio risparmiare anche i soldi del libro!
Intanto, nel fortino disposto a quadrato, forse di asburgica concezione, dietro due postazioni di difesa, le giubbe rosse tentavano di arginare l’assalto. Bip.
Il mastro libraio dal canto suo, con tono solenne e magnanimo, proclamava:
- .. Sono solo settantacinque euro!
- Mi scusi, - fa una vocina, - potrei avere uno sconto!?
- Ma certo, - replicò il nostro, – alla libreria di fronte!
Pavida, di fronte a tale sentenza, la vocina abbozzò. - Ma non c’è nessuna libreria, di fronte…
- Signorina, – riprese il mastro sfregandosi le mani davanti agli ampollosi occhi della giovane, - ripeta con me! “Sono solo…”
- “S..S..Sono solo,…” sussurrò la signorina di facile ipnosi…
- …Settantacinque euro!
- Settanta.. cinque… eur…
- Brava! – Concluse il gagliardo dallo sguardo maliardo. – Ha la tessera?!
- No… - fa la vocina.
- Come no?! Questo è molto grave signorina…- ma vedendola acquattarsi di lato, riparò su un più gentile,- Suvvia, a tutto c’è rimedio…
Bip. Nel frattempo la situazione si faceva insostenibile, e l’atmosfera natalizia sempre più afosa.
- Scusi, è uscito l’ultimo di Nino Manfredi… l’Ultima legione? – Bip.
- Certo! Sono solo ottocentocinq…Bip.
- Oh Giove pluvio! Ho perso la tessera, e avevo dentro ben millequattrocento punti, non è che può farmi credito?!
Uno sguardo esausto, che conteneva in sé già la risposta, ricadde sulla giovine. - Signorina, ma cosa ho scritto qui, Babbo Natale? Eh? Vede le renne lei qui dentro? Forse dovremmo fare un presepio vivente?!
Un barlume balenò negli occhi del mastro libraio, e tutti quelli che lo conoscevano, temevano questo genere di eventi. – Che idea! Il presepio vivente alle giubbe rosse! – Concluse infine.
- Noi due andremo a prendere un caffè.. – sussurrarono due giubbe rosse defilandosi, con aria di diserzione.
- Silenzio! Voi due furbetti con la coda, farete il bue e l’asinello! Gli altri uomini invece, saranno i re magi!
Attimi di sgomento tra la truppa, mentre la calca dei clienti si era arrestata per assistere a quella pantomima teatrale, peraltro pure gratuita.
- Ma vestiti come? – Disse un potenziale Re Magio.
- Con le giubbe rosse e la barba bianca.. – Sentenziò.
- Ma così sembriamo Babbo Natale!
- Silenzio! E’ lui che ci ha copiato la divisa…! – Disse, dando l’aria di avere le prove.
- E le donne… cosa faranno? - Chiese un Re Magio invidioso.
Mumble, mumble, pensò il Mastro libraio accarezzandosi la mascella sbarbata. - Ci sono! Le donne faranno le pecorelle del presepe!
Un belato in sottofondo commentò la notizia con malcelato sdegno.
- E cosa dovremmo indossare per l’occasione? – Sbottò una di loro, preoccupata di non aver niente di ovino da mettersi ..
- Facilissimo, anche voi metterete le giubbe rosse e la barba bianca! – Fu la risposta.
– Ma come? - Squittì una di loro, - noi vestite come i re magi? Non sia mai! Ci confonderanno!
- Ma no! - Disse il mastro dal pulpito, - perché voi starete su quattro zampe!
- Ma è scomodo e poi, ci pesteremo la barba… - Il clientelame iniziò a parteggiare per il gentil sesso, e un brusio di fondo dava segnali di rivolta.
- Silenzio! – Tuonò il mastro a braccia alzate. - Sempre a lamentarsi! Mondine sottratte alle risaie che non siete altro!
- Io, il Re magio non lo faccio! – Approfittando del momento, altri si defilavano. - Piuttosto faccio la pecorella!
- Ammutinamento! – Si udì urlare dal pulpito. – Ebbene faremo con due, sempre meglio che avere un Re mogio!
Intanto uno della giumenta, disse la sua.
- Ecco. Ci mancherebbe solo l’albero di Natale adesso…
- Beh, io posso metterci il Pino, – disse un omonimo di passaggio.
- Fantastico! – Si compiacque il creatore del presepe. - Adesso siamo pronti, tutti ai posti di combattimento…
- Ma è un presepe vivente o un’esercitazione di guerra? – Fa un cliente inascoltato.
- …bisogna essere pronti, sta per uscire il ventunesimo libercolo della figlia della Rowling, “Harry Potter fugge dall’Ospizio di Azkaban…”
- Mastro libraio ci scusi, ma chi lo fa Gesù bambino?
Con un ghigno satanico stampato in viso, si sfregò le mani e replicò:
- Qua dentro di Padre eterno, ce n’è soltanto uno …
- Fine prima parte –
- Eccoli! Arrivano! Avete capito perché questo periodo si chiama “l’avvento”? – Disse serafico alla truppa degli spaccialibri.
Ritto, impavido, pronto a fronteggiare l’annuale calata dei barbari, con in mano l’unica arma a sua disposizione. Una pistola a lettura ottica.
Bip…e fuori uno! Bip…
- Mi scusi è arrivato il libro di mio figlio? - Chiese a bruciapelo una mamma, ancora convinta di non passare inosservata.
Bip. – Signora, senta, ce l’ha un nome l’autore…o almeno questo fantomatico figlio?! – Bip. - O vuole il calendario di Frate Indovino? Avanti il prossimo!
- Io no trofare qvesta libra di Goethe… dove messa? Foi aiutare me ! Bip.
- Ma certo signora! Tanto per cominciare, i dizionari di tedesco-italiano sono da qvella parte. Bip.
- Senta, cercavo “L’Amante” di.., ehm, beh, ha presente no? …Solo che ho dimenticato a casa la tessera … si può fare qualcosa? – Bip. – Ma cerrto! Si cali le brache signora…che le faccio risparmiare anche i soldi del libro!
Intanto, nel fortino disposto a quadrato, forse di asburgica concezione, dietro due postazioni di difesa, le giubbe rosse tentavano di arginare l’assalto. Bip.
Il mastro libraio dal canto suo, con tono solenne e magnanimo, proclamava:
- .. Sono solo settantacinque euro!
- Mi scusi, - fa una vocina, - potrei avere uno sconto!?
- Ma certo, - replicò il nostro, – alla libreria di fronte!
Pavida, di fronte a tale sentenza, la vocina abbozzò. - Ma non c’è nessuna libreria, di fronte…
- Signorina, – riprese il mastro sfregandosi le mani davanti agli ampollosi occhi della giovane, - ripeta con me! “Sono solo…”
- “S..S..Sono solo,…” sussurrò la signorina di facile ipnosi…
- …Settantacinque euro!
- Settanta.. cinque… eur…
- Brava! – Concluse il gagliardo dallo sguardo maliardo. – Ha la tessera?!
- No… - fa la vocina.
- Come no?! Questo è molto grave signorina…- ma vedendola acquattarsi di lato, riparò su un più gentile,- Suvvia, a tutto c’è rimedio…
Bip. Nel frattempo la situazione si faceva insostenibile, e l’atmosfera natalizia sempre più afosa.
- Scusi, è uscito l’ultimo di Nino Manfredi… l’Ultima legione? – Bip.
- Certo! Sono solo ottocentocinq…Bip.
- Oh Giove pluvio! Ho perso la tessera, e avevo dentro ben millequattrocento punti, non è che può farmi credito?!
Uno sguardo esausto, che conteneva in sé già la risposta, ricadde sulla giovine. - Signorina, ma cosa ho scritto qui, Babbo Natale? Eh? Vede le renne lei qui dentro? Forse dovremmo fare un presepio vivente?!
Un barlume balenò negli occhi del mastro libraio, e tutti quelli che lo conoscevano, temevano questo genere di eventi. – Che idea! Il presepio vivente alle giubbe rosse! – Concluse infine.
- Noi due andremo a prendere un caffè.. – sussurrarono due giubbe rosse defilandosi, con aria di diserzione.
- Silenzio! Voi due furbetti con la coda, farete il bue e l’asinello! Gli altri uomini invece, saranno i re magi!
Attimi di sgomento tra la truppa, mentre la calca dei clienti si era arrestata per assistere a quella pantomima teatrale, peraltro pure gratuita.
- Ma vestiti come? – Disse un potenziale Re Magio.
- Con le giubbe rosse e la barba bianca.. – Sentenziò.
- Ma così sembriamo Babbo Natale!
- Silenzio! E’ lui che ci ha copiato la divisa…! – Disse, dando l’aria di avere le prove.
- E le donne… cosa faranno? - Chiese un Re Magio invidioso.
Mumble, mumble, pensò il Mastro libraio accarezzandosi la mascella sbarbata. - Ci sono! Le donne faranno le pecorelle del presepe!
Un belato in sottofondo commentò la notizia con malcelato sdegno.
- E cosa dovremmo indossare per l’occasione? – Sbottò una di loro, preoccupata di non aver niente di ovino da mettersi ..
- Facilissimo, anche voi metterete le giubbe rosse e la barba bianca! – Fu la risposta.
– Ma come? - Squittì una di loro, - noi vestite come i re magi? Non sia mai! Ci confonderanno!
- Ma no! - Disse il mastro dal pulpito, - perché voi starete su quattro zampe!
- Ma è scomodo e poi, ci pesteremo la barba… - Il clientelame iniziò a parteggiare per il gentil sesso, e un brusio di fondo dava segnali di rivolta.
- Silenzio! – Tuonò il mastro a braccia alzate. - Sempre a lamentarsi! Mondine sottratte alle risaie che non siete altro!
- Io, il Re magio non lo faccio! – Approfittando del momento, altri si defilavano. - Piuttosto faccio la pecorella!
- Ammutinamento! – Si udì urlare dal pulpito. – Ebbene faremo con due, sempre meglio che avere un Re mogio!
Intanto uno della giumenta, disse la sua.
- Ecco. Ci mancherebbe solo l’albero di Natale adesso…
- Beh, io posso metterci il Pino, – disse un omonimo di passaggio.
- Fantastico! – Si compiacque il creatore del presepe. - Adesso siamo pronti, tutti ai posti di combattimento…
- Ma è un presepe vivente o un’esercitazione di guerra? – Fa un cliente inascoltato.
- …bisogna essere pronti, sta per uscire il ventunesimo libercolo della figlia della Rowling, “Harry Potter fugge dall’Ospizio di Azkaban…”
- Mastro libraio ci scusi, ma chi lo fa Gesù bambino?
Con un ghigno satanico stampato in viso, si sfregò le mani e replicò:
- Qua dentro di Padre eterno, ce n’è soltanto uno …
- Fine prima parte –
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